Il viaggio alla scoperta della Sicilia e dei suoi paesini ci porta oggi in provincia di Ragusa. Qui si trova il Comune di Vittoria, la città più giovane della provincia, che vanta un curioso primato. Si tratta, infatti, di una delle città più popolose della Sicilia. Con queste premesse, non potrà che essere una gita davvero interessante.

Alla scoperta del Comune di Vittoria

Cominciamo con un po’ di storia dei luoghi. Come molte altre città della Sicilia, fu abitata già nella Preistoria, come confermano gli insediamenti ritrovati presso la foce del fiume Ippari, risalenti all’Età del Bronzo. La fondazione della città moderna si fa però risalire al 24 aprile 1607, per volere della contessa Vittoria Colonna Henriquez-Cabrera.

Caduta in disgrazia a seguito della morte del marito, Luigi III Almirante di Castiglia, duca di Medina de Rioseco e conte di Modica, Vittoria Colonna chiese al re di Spagna Filippo III, una concessione che le permettesse la fondazione di un nuovo insediamento che risollevasse le sorti del suo patrimonio.

La zona prescelta fu quella di Boscopiano (Bosco Plano), attorno alle vestigia dell’antica Kamarina, colonia greco-siracusana. Assunto il nome di Vittoria, in onore della sua fondatrice, il nuovo centro nacque con il Castello e la chiesa Madre a fare da punto di fuga prospettico. Esso fece da subito parte, e fino al 1926, della Contea di Modica e successivamente, del Circondario di Modica, di competenza della Provincia di Siracusa; passò infine alla Provincia di Ragusa.

Dalla Preistoria alle meraviglie dell’Art Decò

Data la modernità dell’insediamento, sono molti gli edifici in stile Liberty e Art Decò, introdotti dal noto architetto palermitano Ernesto Basile, che popolano e arricchiscono la pianta del centro di Vittoria. Diverse anche le testimonianze del barocco siciliano.

Nel centro storico sorge “Colonna Henriquez”. Il castello, costruito nel marzo 1607, fu sede della contea di Modica, poi carcere. Oggi ospita un Museo civico polivalente. Nei pressi della villa comunale è stata eretta la “Fontana del Garì”, conosciuta anche come “Fonte Garibaldi”. Fu realizzata nel 1822 per volere dei Frati cappuccini, in pietra di Comiso. Era inizialmente un abbeveratoio per animali. Poi fu usata anche per l’acqua per il consumo umano.

Nel 1879 Rosario Cancellieri la abbellì con cinque teste di leoni in bronzo e ghisa, dai quali sgorga l’acqua. Nel 1859, in piazza Sei Martiri della Libertà, venne costruita una cappella con affreschi. Costituita da otto colonne, nella parte superiore, che reggono una cupoletta. Si tratta del “Calvario” o “Mortorio di Cristo”, luogo in cui ogni anno i fedeli si ritrovano in processione per il rito liturgico del Venerdì Santo.

Il Teatro Neoclassico del Comune di Vittoria

Oltre ai Palazzi dalle strutture raffinate ed eleganti, e dall’architettura sobria ed equilibrata impreziosita dai tipici motivi floreali dell’Art Decò, a Vittoria sorge anche un edificio in stile neoclassico: il Teatro intitolato a Vittoria Colonna. Situato in centro, presso Piazza del Popolo, deve il progetto, nel 1863, all’architetto Giuseppe Di Bartolo Morselli.

La facciata è composta da due ordini di colonne, una di tipo tuscanico (all’ingresso) e l’altra di ordine ionico. Tutte le sculture che decorano il prospetto sono di Corrado Leone. Nella parte alta svettano i due simulacri di Apollo e Diana, mentre nelle due nicchie poste ai due lati della facciata superiore, sono stati incastonati i simulacri di Fauno e Danza. Sempre nella parte superiore, sono presenti 7 medaglioni con mezzibusti scolpiti di musicisti, letterati e personaggi storici. Tra gli altri ci sono: Bellini, Alfieri, Vittoria Colonna.

L’interno del teatro, con forma a ferro di cavallo, è dotato di circa 380 posti a sedere ed è composto da quattro ordini di palchi. Gli affreschi sulla volta e del soffitto del vestibolo, sono opera del pittore vittoriese Giuseppe Mazzone. Sulla volta in particolare, è rappresentata una danza di putti nell’atto di ruotare attorno al rosone centrale. Nel 2005, al Teatro è stato conferito il titolo di “Monumento Portatore di una cultura di Pace” dell’Unesco.

La chiesa Madre e altri edifici sacri di pregio

La chiesa Madre di Vittoria sorse nel 1734. Dopo il Terremoto del Val di Noto ci fu la necessità di ricostruirla. É una struttura con pianta a croce latina dedicata a San Giovanni Battista. Lo spazio si distribuisce su tre navate, ornate da colonne di ordine corinzio.

Sebbene sorse nel periodo centrale di sviluppo del Barocco, presenta una facciata piuttosto semplice, impostata su tre registri orizzontali che terminano su due piccole cupole. All’interno si conserva un prezioso altare ligneo, e alcune opere pittoriche di Giuseppe Mazzone e di altri artisti siciliani.

Di pregevole fattura è anche il Fonte Battesimale e la tela che lo sovrasta, di scuola caravaggesca. Risale invece al 1801 il pavimento in marmo policromo. La navata centrale ospita un organo e il pulpito in legno della seconda metà dell’Ottocento. La cupola in stile moresco è nata dall’idea di Giuseppe Di Bartolo Morselli, lo stesso che progettò il teatro comunale. Qui riposano le spoglie di Vittoria Colonna Henriquez.

Accanto al Teatro Comunale, si trova la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Un’opera costruita per l’Ordine dei Frati Minori, che la fece ultimare nel 1619. Dopo il terremoto, la chiesa sorse nuovamente sul prospetto attuale e completata nel 1754.

L’edificio in sé è molto semplice, ma contiene al suo interno diverse opere di pregio, come la grande tela della Madonna della Grazia di scuola caravaggesca, disposta sull’altare maggiore, o i dipinti ovali che raffigurano la Charitas, la Fides, la Spes e l’Obedientia. Di particolare rilievo sono anche le altre tele che ornano le pareti della chiesa: come il “Miracolo del pane”, recentemente restaurato, “l’Addolorata” e “Sant’Agata in carcere e in catene”.

Perché visitare il Comune di Vittoria: la Sicilia da scoprire

Si conclude così, dunque, il nostro viaggio alla scoperta del Comune di Vittoria, in provincia di Ragusa. Un luogo ricco di storia e peculiarità e anche di prodotti tipici. Tra le specialità, ci sono quelle legate ad alcune festività, come maccheroni al ragù o alla salsiccia. Imperdibili anche le costate di maiale ripiene, così come le “mpanate” d’agnello e le specialità a base di tonno fresco. Tra i dolci, trionfano cassate, paste di mandorla, la mustata e la giurgiulena. Ancora, non si può rinunciare a scacce e ravioli di ricotta.

Testo di Enrica Bartalotta – Foto di Mboesch – Opera propria, CC BY-SA 3.0.

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