“Per Andrea Camilleri“. Si intitola così l’articolo pubblicato su Facebook dall’Accademia della Crusca, a firma dell’Accademico Ugo Vizzini. La celebre istituzione ha voluto rendere un omaggio allo scrittore siciliano. Nel successo di Camilleri, si legge, «la lingua è certo uno dei fattori principali (…). Si tratta, a nostro parere (e di molti altri), proprio di una scelta linguistica originalissima, variamente definita con le etichette di “misto”, “ibrido”, “meticciato” (e così via) che mescola variamente italiano, dialetto e forme regionali.

Questi diversi componenti (potremmo dire ingredienti, in considerazione dei richiami frequentissimi alla gastronomia nelle opere dello scrittore di Porto Empedocle), della “cucina” di Camilleri per di più appaiono al loro interno ulteriormente stratificati e complicati: non solo quindi forme assolutamente locali (dialetto vero e proprio), forme di incontro tra lingua nazionale e usi locali e regionali (dialetto più o meno italianizzato e italiano più o meno regionale), ma pure italiano popolare (soprattutto nella parodica imitazione della lingua dei semicolti), e infine letterarietà più o meno scopertamente esibita (si pensi solo alle non infrequenti clausole ritmico-metriche di cui la prosa camilleriana è non casualmente trapuntata)».

«I romanzi di Camilleri – si legge ancora – se non potranno garantirgli un posto, magari accanto a Dante o a Manzoni, nei manuali di storia della letteratura (vd. A. Camilleri, La gita a Tindari, Palermo, Sellerio, 2000, p. 261), pur tuttavia rappresentano ormai un preciso punto di riferimento nel panorama letterario di questi ultimi anni, come in primo luogo mostra il recentissimo primo volume a lui dedicato dai “Meridiani” (Storie di Montalbano, a cura e con un saggio di M. Novelli e un’importante introduzione di N. Borsellino, Milano, Mondadori, 2002), nonché la nomina a Grand’Ufficiale al merito della Repubblica da parte del Presidente Ciampi».