Non è un cammino nuovo, ma da oggi cambia volto. Tra le trazzere e le ferrovie dismesse del cuore più segreto della Sicilia, un sentiero che in cinque anni ha già accolto oltre 5mila pellegrini si prepara a diventare qualcosa di più grande: un progetto pilota che intreccia fede, agricoltura e turismo lento lungo 130 chilometri e 10 comuni dell’Isola.
È stato presentato a Caltagirone il nuovo piano di valorizzazione del Cammino di San Giacomo in Sicilia, promosso dall’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea guidato dal vicepresidente della Regione Luca Sammartino.
Da Caltagirone a Capizzi: il percorso che attraversa tre province
Il tracciato parte dalla Basilica di San Giacomo di Caltagirone e attraversa San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Aidone, Valguarnera Caropepe, Assoro, Nissoria e Nicosia, fino ad arrivare al Santuario di San Giacomo a Capizzi. Centotrenta chilometri che tagliano in due tre province, dagli Iblei fino ai Nebrodi, tra ex ferrovie dismesse, regie trazzere, boschi demaniali e riserve naturali: un’infrastruttura leggera che collega comunità rimaste finora ai margini dei grandi circuiti turistici siciliani.
Un cammino nato nel 2021 da un’intuizione
Il progetto non nasce dal nulla. Affonda le radici nella tradizione jacopea siciliana e ha preso forma concreta nel 2021 da un’idea di Totò Trumino, pellegrino e componente della Confraternita di San Jacopo di Compostella. Caltagirone e Capizzi custodiscono ancora oggi importanti testimonianze e reliquie legate al culto dell’Apostolo, e sono proprio le due comunità con la tradizione più radicata.
Segnaletica, Pane del Pellegrino e i Custodi del Cammino
Il piano regionale, curato dal Dipartimento di Sviluppo Rurale e Territoriale guidato da Alberto Pulizzi, punta su interventi molto concreti. La nuova segnaletica adotta lo stesso linguaggio visivo del Cammino di Santiago, blu e giallo: 317 frecce di conforto nei passaggi più delicati, 403 frecce di tappa con indicazione chilometrica ogni 500 metri, 115 cartelli stradali agli incroci principali e 26 pietre miliari, oltre a pannelli informativi dotati di QR Code per accedere a informazioni su territorio, servizi e ospitalità.
A questo si affiancano il Pane del Pellegrino, pensato per accompagnare chi cammina con un prodotto identitario dei territori attraversati, e la rete dei Custodi del Cammino, figure di riferimento lungo il percorso per l’accoglienza e l’assistenza ai pellegrini. La promozione del progetto guarderà anche ai mercati internazionali, nel tentativo di intercettare il flusso di camminatori che ogni anno sceglie gli itinerari jacopei in tutta Europa.
“Agricoltura, cultura e turismo lento nella stessa strategia”
«Il Cammino di San Giacomo può diventare uno straordinario racconto della Sicilia interna e della sua agricoltura», ha sottolineato Sammartino durante la presentazione. «Il nostro obiettivo è fare in modo che chi percorre questi territori non li attraversi soltanto, ma li conosca, incontrando i produttori, riconoscendo i paesaggi agricoli, scoprendo il grano, il pane, i formaggi, la frutta e le produzioni che identificano ogni comunità. Investire sul Cammino significa creare nuove occasioni di sviluppo e di presenza nella “terra di mezzo”. Agricoltura, cultura e turismo lento possono diventare parti della stessa strategia di sviluppo».
I sapori e i paesaggi lungo il tracciato
Il percorso è anche un attraversamento gastronomico dell’entroterra: le vallate di cereali e foraggio, gli uliveti e i campi di fichidindia tra Nicosia e Nissoria, il paesaggio cerealicolo ennese, i frutteti di pesche settembrine nella Piana di Dittaino, gli antichi terrazzamenti vitati nell’area di Assoro, il pane di Nissoria, gli allevamenti e i pascoli di Capizzi, fino ai prodotti caseari dei Nebrodi.
Un progetto corale tra istituzioni e diocesi
Alla presentazione, insieme a Sammartino e Pulizzi, sono intervenuti mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, e i vescovi delle quattro diocesi attraversate dal cammino: mons. Calogero Peri (Caltagirone), mons. Rosario Gisana (Piazza Armerina), mons. Giuseppe Schillaci (Nicosia) e mons. Guglielmo Giombanco (Patti). Presenti anche Totò Trumino e i sindaci dei dieci comuni coinvolti, con il primo cittadino di Caltagirone Fabio Roccuzzo.
