Un legislatore molto particolare: Caronda.

  • Parliamo di un personaggio siciliano che ha scritto la storia della città di Catania.
  • In realtà, Caronda fu l’unico legislatore siciliano che possa definirsi storico .
  • Ecco una interessante pagina di storia della Sicilia e dei siciliani.

La storia della nostra bellissima isola è ricca di personaggi dei quali si parla poco, magari non noti a tutti, ma che hanno compiuto gesta importanti. Tra questi, vi è sicuramente il legislatore di cui vi parliamo oggi, l’unico tra i legislatori siciliani che si possa definire storico. Riuscì a compiere in Sicilia un’opera analoga a quella di Dracone ad Atene e di Licurgo a Sparta. Pensate che la legislazione di Caronda fu adottata anche in altre città calcidiche della Magna Grecia, come Reggio. Fu spesso associato a Zaleuco, ma visse un po’ più tardi di lui, probabilmente nel secolo VI o alla fine del secolo VII a.C. Stando a quanto riporta Aristotele (che si occupò delle sue leggi) apparteneva, come Solone, alla media borghesia.

Le leggi

Aristotele, addirittura, loda le sue leggi perché le ritiene più precise di quelle di Zaleuco. A quanto pare, la legislazione di Caronda riguardava soprattutto il diritto familiare, ma doveva estendersi anche ad altri aspetti della vita. Era famosa per l’arcaica severità delle pene, nonostante i legislatori del tempo tendessero a mitigarle di fronte a un più progredito sentimento umanitario. Per avere un’idea delle leggi di Caronda, ne ricordiamo una che puniva i reati militari, come la diserzione, non già con la pena di morte, usuale in tutti i codici, ma stabilendo che il colpevole fosse esposto per tre giorni sul mercato in veste femminile.

Aristotele racconta anche di una legge contro i rei di falsa testimonianza. Poco o nulla si sa di questo legislatore catanese, mentre sono numerose gli aneddoti che lo riguardano. Per redarre le sue leggi, infatti, seguiva una metrica precisa, che permetteva di cantarle. Non si trattava soltanto di una ragione “estetica”, poiché la metrica ne impediva la distorsione. Chiunque avesse voluto modificarle, inoltre, doveva presentarsi in pubblica piazza, recitando le modifiche che voleva apportare, munendosi però di cappio, per velocizzare l’esecuzione qualora la sua sua proposta non venisse accettata. Sembra invece totalmente inventato l’aneddoto, secondo cui, essendo intervenuto inavvertitamente armato nell’assemblea, mentre una legge sua proibiva di assistervi in armi pena la morte, appena se ne accorse, si trafisse con la propria spada.

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