Al confine settentrionale della provincia etnea, sopra una collina alta 220 metri, sorge il Castello di Calatabiano. L’edificio domina l’accesso orientale della Valle dell’Alcantara: qui il fiume Al qantar marca il confine tra le province di Catania e Messina. Nel 2009 la costruzione è tornata all’antico splendore, grazie a un progetto di restauro dell’architetto Daniele Raneri. Si tratta di una delle fortificazioni più suggestive della Sicilia orientale, che grazie agli interventi ha ritrovato la giusta gloria.

Dai lavori di scavo è emerso che il sito di Calatabiano ha origini precedenti alla dominazione araba. I luoghi celano una frequentazione greca a partire dal IV-III secolo a.C. ed esisteva, a quei tempi, una conurbazione tra gli abitanti di Tauromeninion Naxos e il colle sul quale sorge la costruzione. Alla fine dell’epoca classica, dal V all’VIII secolo d.C., i Bizantini edificarono una grande Kastron, divenuto nucleo originario del castello.

L’ingresso principale del castello vede un portale a sesto acuto, con conci lavici di pietra arenaria. È sormontato da beccatelli reggenti ed entrando si trova un cortile largo circa 8 metri, con due cisterne con feritoie. Per quanto riguarda le mura di cinta, rimane il perimetro completo con resti di merlature guelfe.

Di pregio è il salone Cruyllas, sito al centro del cortile, dal cui interno si ammira una stupenda veduta della valle dell’Alcantara. Al centro del salone vi è un arco in pietra bianca di Taormina.

Il castello di Calatabiano include anche una cappella con abside, al centro della quale vi è una feritoia. Passando da un portale decorato con conci lavici, si arriva in una zona più alta del maniero. Salendo da una scaletta si accede al Mastio, che ha al centro una Pusteria, cioè un’apertura che consentiva l’uscita d’emergenza sul pendio ripido del monte.