Il 3 febbraio è una data speciale a Salemi, in provincia di Trapani. In questa giornata, infatti, si celebra San Biagio, compatrono della città  insieme a San Nicola: per l’occasione, si impastano Cavadduzzi e Cuddureddi per la tradizionale Festa del Pane.

Cavadduzzi e Cuddureddi sono piccoli pani in miniatura, a base di acqua e farina, non lievitati e cotti in forno, che nascono dalle sapienti mani dei salemitani. Vengono impastati dapprima a mano, e poi con la cosiddetta “sbria”, un antico attrezzo che ha il compito di rigirare l’impasto.

La vera maestrìa consiste nella creazione di minuziosi decori ed intagli con la punta di un coltellino detto “mucacia”. Questi piccoli capolavori ripercorrono, nella forma e nel nome, alcuni episodi salienti della vita di San Biagio. In particolare, i “cuddureddi” simboleggiano la gola, di cui il santo è protettore (la tradizione narra che salvò la vita di un ragazzo che stava morendo soffocato da una lisca di pesce), mentre i “cavadduzzi”, a forma di cavallette, ricordano un avvenimento accaduto durante il regno di Carlo V.

Nel 1542 per intercessione del santo, le campagne salemitane furono liberate da un’invasione di sciami di cavallette che distrussero il raccolto e ciò gli valse il “titolo” di compatrono della città di Salemi. Da allora, ogni anno, si riproducono questi pani artistici come segno di ringraziamento.

I “cavadduzzi”, oltre a rappresentare le cavallette, possono assumere le forme più disparate frutto dell’estro creativo dei panificatori: cavallucci marini o altri piccoli animali anche immaginari, fino a riprodurre parti del corpo del santo come il braccio e la mano benedicente e, ancora, quella di bastone con decori floreali, simbolo di fertilità. Questi pani possono essere considerati una sorta di preludio anticipatorio della “Cena di San Giuseppe“, che si celebra il 19 marzo.

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