Elio Vittorini, vita, opere e pensiero dello scrittore siciliano. Dove è nato, cosa ha scritto, la sua biografia e la sua carriera letteraria e giornalistica. Il pensiero, i romanzi e le raccolte.

Elio Vittorini

Siciliano, lascia la sua terra d’origine per stabilirsi in Friuli, a Firenze e, in ultimo, a Milano. Scrittore, traduttore, critico letterario e curatore editoria, collabora con riviste e La Stampa. Si schiera presto contro i vecchio stereotipi della tradizione e della parte dei nuovi modelli letterari del Novecento.

Elio Vittorini nasce a Siracusa, il 23 luglio del 1908, da padre siracusano di origini bolognesi (per parte paterna). Durante gli anni dell’infanzia, insieme al fratello Giacomo, segue il padre (ferroviere, poi capostazione) negli spostamenti di lavoro per la Sicilia. Il treno e il viaggio diventeranno elementi centrali della sua opera.

Nel 1922 aderisce a un gruppo spontaneista, chiamato “i figli dell’Etna”. Dedica molto tempo alle letture da autodidatta e si mette in contatto con gli ambienti operai, guardando con interesse al dibattito culturale. A 17 anni è già scappato di casa tre volte. Tenta di arruolarsi come pilota nel 1925, ma la famiglia riesce a impedirgli di perseguire questo proposito.

Si dedica nel 1926 soprattutto alla lettura. Si interessa ai simbolisti, a Proust, Guicciardini, Bergson, James, Kant ed Hegel. Conosce in questo periodo Enrico Falqui e spedisce alcune prose a Curzio Malaparte, allora direttore del quindicinale “La Conquista dello Stato”.

La seconda di queste prose, un articolo politico, su posizioni di fascismo antiborghese, è pubblicata sulla rivista. L’articolo di Elio Vittorini si intitola “L’ordine nostro. Lettera a Vossignoria” (in forma, appunto, di lettera al direttore) ed esce il 15 dicembre 1926.

Continua a scrivere per “La Conquista dello Stato” e invia a “La Fiera Letteraria” il suo primo importante scritto narrativo, “Ritratto di re Gianpiero”, pubblicato nel 1927. A partire dal 1926, le famiglie di Salvatore Quasimodo e di Vittorini condividono la casa (entrambi i padri sono ferrovieri).

Il trasferimento a Gorizia e Firenze e Milano

Tra il futuro poeta e il futuro scrittore nasce un’amicizia e, nel settembre 1927, Vittorini sposa Rosa Maria, sorella di Salvatore (il matrimonio viene annulla nel 1950). Enzo Quasimodo, fratello di Rosa e Salvatore, lavora come ingegnere civile a Gorizia e fa ottenere a Vittorini un impiego come addetto al pagamento degli stipendi in una ditta di costruzioni stradali. Elio Vittorini e la moglie si trasferiscono  nel settembre 1927 e a Gorizia nasce il primo figlio, Giusto Curzi, nel 1928.

Nel 1929 ritorna per un breve periodo a Siracusa e inizia a collaborare alla rivista “Solaria”. In quel periodo, venne pubblicato su “Italia Letteraria” un suo articolo, intitolato “Scarico di coscienza”, in cui accusa la letteratura italiana di provincialismo.

Nel 1930 decide di trasferirsi in pianta stabile a Firenze, dove lavora come correttore di bozze, prima per “Solaria”, poi per “La Nazione. Con l’aiuto di Mario Praz, avvia il lavoro di traduttore. Nel 1931 esce il suo primo libro, una raccolta di racconti dal titolo “Piccola borghesia”.

Arriviamo così al settembre del 1932, anno in cui di reca in Sardegna, in vista di un premio per il migliore diario di viaggio. Partecipa con lo pseudonimo di “Amok” e vince ex aequo con Virgilio Lilli. Il testo viene prima pubblicato in parti, poi esce come volume. Il titolo definitivo è “Sardegna come un’infanzia”.

Esce su Solaria a puntate, tra il 1933 e il 1934, il romanzo “Il garofano rosso“, mentre esce nel 1933 la prima traduzione di Elio Vittorini, “St Mawr” di D.H. Lawrence (con il titolo “Il purosangue”), un testo raccomandato da Eugenio Montale, per i tipi di Mondadori. Da quel momento, il lavoro di traduzione sostituisce quello di correttore di bozze.

Quando scoppia la guerra civile spagnola, nel 1936, Vittorini progetta con Vasco Pratolini di raggiungere i repubblicani spagnoli e scrive un articolo in cui sprona i fascisti italiani ad appoggiare i repubblicani contro Franco. Avvicina la sua posizione politica al movimento libertario.

Elio Vittorini a Milano

Negli anni che vanno dal 1938 al 1939 esce a puntate su “Letteratura” il romanzo “Conversazione in Sicilia“, che sarà pubblicato in volume nel 1941. Elio Vittorini si trasferisce a Milano nel 1939: qui dirige la collana “La Corona” ed è curatore dell’antologia di scrittori statunitensi “Americana”, pubblicata nel 1942. In questa antologia compare per la prima volta nella scena culturale e letteraria italiana John Fante.

Dal 7 all’11 ottobre del 1942 Elio Vittorini partecipa al convegno degli intellettuali nazisti di Weimar, ma nel 1942 entra nel Partito Comunista Italiano clandestino e partecipa attivamente alla Resistenza. Nel 1945 dirige, per un periodo, l’edizione milanese dell’Unità, collabora con Milano Sera e pubblica il romanzo “Uomini e no“. Fonda anche la rivista di cultura contemporanea “Il Politecnico”. Pubblica nel 1947 il romanzo “Il Sempione strizza l’occhio al Frejus”, seguito da “Le donne di Messina”, nel 1949.

Nel 1951 Giulio Einaudi lo chiama per dirigere la collana “I Gettoni” e Vittorini conduce il suo incarico facendo scelte molto precise sugli autori da inserire. Accoglie soprattutto opere di scrittori come Calvino e Fenoglio, ma rifiuta “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa. Nello stesso anno, in un articolo pubblicato su La Stampa, con il titolo “Le vie degli ex comunisti“, lo scrittore analizza le cause del distacco suo e di molti altri intellettuali dal Partito Comunista Italiano.

Dal 1952 al 1955 Elio Vittorini lavora al romanzo “Le città del mondo”: abbandonato e rimasto incompiuto, viene pubblicato postumo nel 1969. Completa definitivamente “Erica e i suoi fratelli“. Quando scoppiano i fatti d’Ungheria, ne tenta una elaborazione narrativa in un dramma rimasto inedito. Nel 1957 pubblica una raccolta di scritti critici, “Diario in pubblico” e, due anni dopo, fonda la rivista “Il Menabò”, che dirige con Italo Calvino.

Arriviamo così agli anni Sessanta. Nel 1960 inizia a dirigere la collana “La Medusa” per Mondadori, quindi la collana “Nuovi scrittori stranieri”. Nello stesso anno scrive un manifesto per protestare contro la guerra e la tortura in Algeria. Si candida nelle liste del PSI. Diviene presidente del Partito Radicale, fuoriuscito dalla sinistra del PLI. Negli ultimi anni della sua vita, è consulente della casa editrice Einaudi. Tutti i suoi appunti di riflessione sulla letteratura vengono raccolti da Dante Isella in un volume postumo, del 1967, intitolato “Le due tensioni”.

Gli ultimi anni, morte di Elio Vittorini

Vittorini si ammala di cancro allo stomaco nel 1963. Subisce una delicata operazione chirurgica e, nonostante la malattia, riprende a lavorare, dirigendo la collana “Nuovi scrittori stranieri” per Mondadori. Un anno dopo dirige anche la collana “Nuovo Politecnico” per Einaudi.

Nell’estate del 1965 il cancro si manifesta in un modo ancora più aggressivo e diventa incurabile. Elio Vittorini muore a Milano il 12 febbraio del 1966, nella sua casa di viale Gorizia. Le sue spoglie riposano nel cimitero di Concorezzo.

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