quasimodoModica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968, premio Nobel per la letteratura 1959.

Figlio del ferroviere roccalumerese Gaetano, Salvatore Quasimodo già da bambino era costretto a spostarsi frequentemente con la propria famiglia. Il padre iniziò a lavorare in ferrovia all' età di 7 anni, venendo impegnato alla costruzione del binario ferroviario Messina-Catania. Attivati i transiti dei treni, il padre fu mantenuto in servizio come ferroviere. La casa familiare costruita da nonno Vincenzo, anche lui ferroviere, era a Roccalumera, in Provincia di Messina. Il padre assunto come capostazione principale, veniva mandato a reggere stazioni di capoluoghi di Provincia come: Messina, subito dopo il terre-maremoto del 1908 in una Stazione letteralmente distrutta dall'evento tellurico (Salvatore avrà sette anni e trasfonderà la tragedia del terromoto in meravigliosi versi in "Al padre"), Agrigento, Palermo e Siracusa, dove la sorella Rosina conobbe Elio Vittorini, anch'egli figlio di ferrovierre, con il quale si sposò. La permanenza a Modica della famiglia Quasimodo dura solo 12 mesi. Il padre Gaetano giunge alla fine del 1900. Il 1° Agosto 1901 nasce il Poeta. Ma come egli stesso narra, solo dopo qualche giorno dalla nascita, in seguito all' inondazione di Modica, parte da Roccalumera nonno Vincenzo, che conduce al sicuro nella casa familiare roccalumerese la madre Clotilde, il Poeta e gli altri fratelli già nati. Il padre Gaetano dopo due mesi dalla nascita di Salvatore, ossia nell'ottobre 1901 è trasferito ad altra stazione. La famiglia pertanto non tornerà in quella cittadina. Il padre andò in pensione nel 1927, e dopo una breve permanenza a Firenze, durante la quale perse la moglie, si ritirò definitivamente nella sua casa di Roccalumera, dove visse con due sorelle che non si erano sposate. Salvatore, seguendo il padre, di stazione in stazione, frequentò le prime classi a Gela e poi negli altri luoghi. Subito dopo il catastrofico Terremoto di Messina del 1908 andò a vivere a Messina, dove il padre era stato chiamato per riorganizzare la locale stazione. Prima dimora della famiglia in quei tempi furono i vagoni ferroviari. Un'esperienza di dolore tragica e precoce che avrebbe lasciato un segno profondo nell'animo del poeta.

Da: wikipedia

Lamento per il sud
Salvatore Quasimodo
La luna rossa, il vento, il tuo colore
di donna del Nord, la distesa di neve…
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate dalle nebbie.
Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell'aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.

Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l'eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d'acacia lungo le piste
nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà nel Sud.

E questa sera carica d'inverno
è ancora nostra, e qui ripeto a te
il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d'amore senza amore.