• Federico III, Re di Sicilia dimenticato.
  • Il bisnonno era l’imperatore Federico II e fu sovrano per ben 41 anni.
  • Il suo nome, però, ai siciliani dice poco o niente.

La storia di Sicilia è stata scritta da nomi illustri. Sovrani, imperatori, personaggi d’arte e di scienza che hanno contribuito a rendere la nostra Isola ciò che è. Non tutti quegli illustri, però, vengono ricordati come si deve. Prendete il nome di Federico III. Già, terzo. Il suo nome dice poco o niente alla maggior parte dei siciliani, ma fu Re per ben 41 anni.

Il suo bisnonno era l’imperatore Federico II e divenne sovrano come il nonno Manfredi. Le sue spoglie giacciono in una tomba senza nome nella Cattedrale di Catania, a dimostrazione dell’oblio sceso sulla sua figura. Federico aveva 10 anni quando arrivò in Sicilia dalla Spagna. Ecco la sua storia.

Chi era Federico III, Re di Sicilia

Federico d’Aragona (Federico III) nacque da Costanza di Hohenstaufen e da Pietro III di Aragona. Divenne re dopo la cacciata degli Angioni dall’Isola e regnò durante la Guerra del Vespro. Era un periodo storico parecchio complesso e travagliato. La proclamazione a Re di Sicilia avvenne nel 1295, al Castello Ursino di Catania, mentre l’incoronazione alla Cattedrale di Palermo, nel 1296.

Conosciuto anche come Federico III di Sicilia o di Trinacria, è stato reggente aragonese in Sicilia dal 1291 al 1295, Re di Sicilia – come Federico III – dal 1296 al 1302 e poi di Re di Trinacria dal 1302 alla sua morte. Appare con il nome di Fridericus (rex) nei documenti in lingua latina, Frederic (el de Sicília) in quelli in catalano, Fridiricu in siciliano, Frederico in aragonese.

Fu un uomo intelligente e politicamente abile. Amò moltissimo la Sicilia e la considerò la sua patria. Nonostante questo, il periodo storico in cui regnò non gli consentì di garantire a questa terra benessere e prosperità.

Come regnava Federico d’Aragona

Il carattere e il comportamento di Federico furono molto influenzati dalla discendenza normanno-sveva. Come Ruggero fu fondatore di uno stato, fu un abile condottiero e un buon legislatore. Come il bisnonno Federico II fu carismatico, aggressivo, filo-imperiale e perennemente scomunicato (in particolare interdetto dal papa Giovanni XXII dal 1321 al 1334).

Nel 1296, in occasione dell’elezione promulgò le «Constitutiones regales»; i «Capitula alia»; le «Ordinationes generales» nonché altri testi che fornirono una base di garanzie costituzionali innovative per il medioevo, comprendente i doveri dei reggenti e l’obbligo di convocare almeno annualmente il parlamento siciliano. Nel 1324, il parlamento riunito ad Enna emanò, fra le altre, cupe norme che prevedevano la segregazione degli Ebrei.

Durante il suo regno si accentuò certamente il regime feudale: il parlamento aveva tre rami (ecclesiastico, demaniale e militare), si radicò il latifondismo e l’economia entrò in crisi.
Ma egli va comunque ricordato per le sue riforme civili e amministrative che interessarono la Sicilia che davano maggiore potere al Parlamento (detti i Capitoli) e la suddivisione amministrativa dell’isola in quattro “Valli” (Val di Noto, Val Demone e Val di Mazara, Val di Girgenti).

Vita alla corte di Federico di Trinacria

Federico III fu intimo amico del catalano Arnaldo da Villanova. Accolse alla sua corte i francescani spirituali perseguitati e i fraticelli. Il mistico Raimondo Lullo ripose in lui molte speranze per un rinnovamento del cristianesimo. Interessato alla mistica, Federico di Trinacria fece della sua corte un focolare di dibattiti filosofici e religiosi, nel quale interloquivano filosofi aristotelici, pensatori ebrei, alchimisti, astrologi, e anche praticanti di magia. Anche se si scontrò spesso con le autorità ecclesiastiche, Federico non era mosso da uno spirito anticristiano, quanto piuttosto dall’ansia di acquisire conoscenze sempre nuove e dalla convinzione che il mondo, ormai vecchio, si stava rinnovando.

Federico III nella Divina Commedia di Dante

Nella Divina Commedia, Dante cita Federico, nel Terzo canto del Purgatorio nelle parole di suo nonno Manfredi di Sicilia, che si trova fuori dai cancelli del Purgatorio. Incontra il padre Pietro III il Grande e i fratelli Alfonso III il Liberale e Giacomo il Giusto, con Carlo I d’Angiò e Filippo III di Francia nella Valletta dei Principi dell’Antipurgatorio, per la continua lotta che li oppose, insieme agli altri monarchi da lui ritenuti colpevoli per la disastrosa situazione politica nell’Europa del XIII secolo.

Nei versi che trovate di seguito (Divina Commedia, Purgatorio, III, 103-145), Dante si riferisce a Federico III come “Onor di Cicilia”, “Onore di Sicilia”.

«…Io son Manfredi,
nipote di Costanza imperadrice;
ond’io ti priego che, quando tu riedi,
vada a mia bella figlia, genitrice
de l’onor di Cicilia e d’Aragona,
e dichi ‘l vero a lei, s’altro si dice….»

 

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