Cosa c’entrano i ceci con la Rivoluzione del Vespro? C’entrano, eccome se c’entrano!

L’anno è il 1282, il giorno è il martedì dopo la Pasqua. Dopo la messa del Vespro, il soldato francese Drouet, con la scusa di una perquisizione, palpeggiò una donna siciliana che aveva da poco assistito alla messa con il marito.

Per la vergogna dell’oltraggio, la donna svenne e un giovane siciliano, accorso in sua difesa, si scagliò contro il soldato e lo uccise. Cominciò così la rivolta del popolo siciliano nei confronti dell’invasore angioino, dando il via alla Rivoluzione dei Vespri che mise fine a quel dominio.

I francesi, per paura di essere uccisi, si travestirono in modo da confondersi con il popolo. I siciliani, però, che non sono certo babbi, fecero ricorso a un espediente: ai soggetti sospetti, facevano ripetere la parola “ciciri“, cioè ceci. I francesi, infatti, non riuscivano a pronunciare la “c” palatale alla siciliana e venivano scoperti, perché pronunciavano “sisiri” o “kikiri”.

Così, i ceci svolsero un ruolo fondamentale nella Rivoluzione del Vespro. La loro coltivazione, peraltro, è antichissima. Già nell’età del bronzo questi legumi erano molto apprezzati. Nel tempo, hanno occupato una parte sempre più importante dell’alimentazione, poiché ricchi di proteine e carboidrati. Sono, dunque, un ottimo sostituto della carne.

La cucina siciliana utilizza i ceci per molte preparazioni, ma la più nota è sicuramente la ricetta delle panelle, frittelle da consumare a solo o in mezzo al pane, anche accompagnate dalle crocché.