Il colore giallo del Melone Cartucciaru colora le campagne di Paceco, nel Trapanese, già nel mese di giugno. Precoce e produttivo, a inizio stagione contende il mercato ai melonie mantovani e a quelli della piana di Sibari. A fine luglio, però, viene lasciato nei campi, perché il prezzo crolla a causa dell’eccesso di offerta.

La sua storia è un po’ travagliata. Agli inizi degli anni Novanta sono arrivati gli ibridi gialli, che hanno sostituito gli autoctoni: il primo è stato il Madras, coltivato tuttora insieme al Camperos e all’Helios.

La storia del Melone Cartucciaru

Agli inizi del 1600 la coltivazione dei meloni era molto diffusa nei comuni agricoli vicini a Trapani. In un testo del 1609, “Storia di un borgo feudale del Seicento”, si legge che “questa gente avesse la specialità della coltivazione dei melloni” e un altro testo di uno storico locale della metà dell’Ottocento riporta che “Paceco, oltre alla coltura estensiva dei cereali presentava per larghi tratti alberi di olivo, vigneti e distesi campi di melone”. Dopo la raccolta più “tardiva” (cioè quella dei meloni maturati dalla metà di settembre in poi) si riponevano sulle terrazze oppure si appendevano ai balconi e non si toccavano più fino a Natale quando, durante le feste, si tagliavano e si riscoprivano dolci e succosi. 

La coltivazione del Melone Cartucciaru ha avuto la sua massima espansione tra gli anni Settanta e Ottanta, seguita da una forte riduzione delle superfici causata dalla concorrenzialità dei meloni appartenenti a nuove varietà e di ibridi a buccia gialla molto simili alla vista: solo un contadino potrebbe distinguerle. Sono tutti quanti gialli ma il Cartucciaru è un poco più allungato del comune Helios, meno regolare e perfetto, e ha la punta un poco ricurva.

Le nuove varietà si sono affermate per la loro maggiore produttività e per la resistenza genetica a diversi agenti patogeni. La Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo negli anni passati ha iniziato a riselezionare il seme originario dell’ecotipo cartucciaru di Paceco e, grazie alla disponibilità di alcuni contadini, sono stati avviati campi sperimentali. Il lavoro non è ancora concluso, si sta cercando di isolare a ogni raccolto le piantine migliori per arrivare ad avere sementi resistenti e in grado di produrre meloni dalle caratteristiche il più possibile costanti. 

Le caratteristiche del Melone Cartucciaru

Il Cartucciaru si semina a scalare da aprile a settembre e si raccoglie dopo 120 giorni dalla semina, a partire dal mese di giugno. La sua caratteristica più notevole è la serbevolezza. Il Presidio, che riunisce tre agricoltori, vuole recuperare la tradizione della conservazione (che si svolge oggi in ambienti asciutti e freschi): rinviare il momento della vendita fino al periodo festivo invernale consente di spuntare un prezzo più alto sul mercato e più remunerativo per i produttori.

Appartiene, come il Purceddu d’Alcamo (che è però è verde), il tondo giallo di Fulgatore e il bianco tondo, ai cosiddetti “meloni d’inverno” che, appesi in luoghi ventilati e freschi, diventano più dolci con il passare del tempo e si conservano ancora un paio di mesi, alcuni fino a Natale. Sono tutti ottimi frutti da tavola, ma si utilizzano anche per le granite e per il gelato.