La leggenda di Damone e Finzia è stata in origine raccontata da Aristosseno ed è giunta a noi tramite Giambico e altri autori, come Cicerone e Diodoro Siculo. Si narra che nel IV secolo i due cari amici Fincia e Damone, seguaci del filosofo Pitagora, giunsero dalla Grecia a Siracusa.

Qui Finzia contestò il dominio tirannico di Dionisio il Giovane e venne quindi condannato a morte. Finzia chiese che gli fosse permesso fare ritorno per un’ultima volta a casa, in modo da salutare la famiglia e disporre le ultime volontà.

Dionisio rifiutò, convinto che, qualora glielo avesse concesso, non avrebbe mai più fatto ritorno. Damone, allora, si offrì di prendere il posto di Finzia mentre questi era via.

Dionisiò accettò ma, se Finzia non fosse tornato, sarebbe stato giustiziato Damone. Damone acconsentì e Finzia partì. Il tempo passò, ma Finzia non ritornò. Arrivò il giorno dell’esecuzione e Dionisio derise Damone per la fiducia malriposta.

Egli però era convinto del fatto che l’amico l’avrebbe salvato. Poco prima che il boia eseguisse il suo compito, Finzia fece ritorno. Scusandosi con Damone per il ritardo, Finzia spiegò che la nave su cui si trovava per tornare a Siracusa era stata colta da una tempesta. Poi dei banditi l’avevano aggredito lungo la strada, ma era riuscito ad arrivare giusto in tempo.

Stupito e compiaciuto da questa prova di forte lealtà, Dionisio decise di perdonarli entrambi, e chiese anche di poter diventare a sua volta loro amico.

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