La leggenda di don Arcaloro è una delle più popolari leggende catanesi. Il protagonista è il barone Arcaloro Scammacca Perna della Brucà e Crisciunà, un personaggio storico realmente esistito nel XVII secolo. Si narra che, la mattina del 10 gennaio 1963, si presentò al palazzo del barone catanese Don Arcaloro Scamacca una maga che, con la sua voce rauca gli gridò di affacciarsi subito, perché gli doveva dire una cosa di grande importanza: ne andava di mezzo la vita! Don Arcaloro, conoscendo il tipo, ordinò che la facessero salire. La vecchia strega allora, pronunciò una criptica frase: «Don Arcaloru, dumani a vintin’ura, Catania abballa senza sonu». Alla richiesta di spiegare meglio quella frase, la donna confidò al barone che quella notte gli era apparsa in sogno Sant’Agata, la quale supplicava il Signore di salvare la sua amata città dal terremoto, ma il Signore a causa dei peccati dei catanesi, aveva rifiutato di concedere la grazia.

Leggenda di don Arcaloro: la profezia

Il Barone capì subito di cosa stesse parlando e si rifugiò in aperta campagna, dove attese l’ora fatale, e all’ora indicata dalla strega il terremoto si verificò. Il sisma fu quello del Val di Noto, che distrusse Catania e buona parte della Sicilia Orientale. In realtà, si era già verificato un primo terremoto il 9 gennaio 1693, il giorno prima della profezia. Ebbe epicentro tra Melilli e Sortino.  Seguirono delle repliche distruttive nei giorni 10 e 11 gennaio: a quanto pare, dunque, in realtà la donna avrebbe semplicemente previsto una replica del sisma, evento non inusuale in questi casi. La città, già indebolita dal sisma del 9 gennaio, verrà totalmente diroccata due giorni dopo, quando l’epicentro sarà localizzato proprio al porto di Catania. Una piccola curiosità: un dipinto del Settecento ha per argomento questa leggenda.

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