Ninetta Bagarella, chi è la vedova di Totò Riina. Biografia: dove è nata, quanti anni ha, il suo lavoro. Cosa fa oggi la famiglia di Riina, chi sono i figli.

Ninetta Bagarella

Il vero nome di Ninetta Bagarella è Antonietta. Nasce a Corleone, in provincia di Palermo, il 28 luglio del 1944, quindi ha 79 anni. È la vedova di Totò Riina e sorella minore di Calogero e Leoluca Bagarella. La famiglia Bagarella è molto numerosa.

Subito dopo il matrimonio, i genitori di Ninetta, Salvatore Bagarella e Lucia Mondello, vivono a Corleone e hanno sette figli (Giuseppe, Calogero, Giovanna, Leoluca, Ninetta, Maria e Angela). Vivono nella cittadina in provincia di Palermo, fino a quando il padre viene mandato al soggiorno obbligato al confine Nord, dal 1963 al 1968. La madre decide di lavorare come parrucchiera in casa. Ninetta, dunque, è la quinta figlia.

Frequenta il liceo classico e, dopo il diploma magistrale, Ninetta Bagarella si fidanza con Totò Riina, migliore amico d’infanzia del fratello Calogero. Il 16 aprile del 1974 la coppia si sposa in segreto. Dalla loro unione nascono quattro figli: Maria Concetta, Giovanni, Giuseppe e Lucia, tutti a Palermo.

Nel corso degli anni, Ninetta subisce alcuni procedimenti giudiziari, il primo dei quali si svolge nel 1971. I giudici propongono per lei quattro anni di soggiorno obbligato in una località del Nord Italia, ma non viene condannata dopo un accorato appello ai magistrati, in cui si definisce semplicemente una donna innamorata.

Nel mese di gennaio del 2007 la famiglia di Totò Riina riceve una condanna a risarcire la famiglia di Paolo Borsellino per una circa di 3.360.000 euro, in seguito alla causa intentata dalla vedova del giudice contro Ninetta Bagarella.

L’intervista

Il giornalista Mario Francese, nel luglio del 1971, intervista Ninetta Bagarella, proprio in occasione del processo: “Sono nervosa, tremendamente nervosa, anche se mi sforzo di rimanere calma per spiegare ai giudici il mio caso – ha esordito – ma i lampi dei fotografi non contribuiscono a darmi serenità. Poi non amo la pubblicità. Il mio è stato fatto diventare un caso nazionale».

Quindi continua l’intervista: “Lei – mi ha detto – mi giudicherà male perché, io insegnante, mi sono innamorata e fidanzata di uno come Salvatore Riina. Lo conobbi negli anni ’50, quando a Corleone successe quel che successe coinvolgendo tante famiglie, la mia compresa, e quella di Riina. Ero alla prima media, allora, una bambina. E fu quello l’ambiente della mia prima infanzia”.

Con Salvatore ci conoscevamo da bambini. Poi, nel 1963, lo arrestarono. Fra di noi c’era stata soltanto della simpatia. Io sentivo di amarlo. Ma forse, non sono una donna? Non ho il diritto di amare un uomo e di seguire la legge della natura? Ma lei mi dirà perché mai ho scelto come uomo della mia vita proprio Totò Riina, di cui sono state dette tante cose”.

L’ho scelto, prima perché lo amo e l’amore non guarda a tante cose, poi perché ho in lui stima e fiducia, la stessa stima e fiducia che ho in mio fratello Calogero, ingiustamente coinvolto in tanti fatti. Io amo Riina perché lo ritengo innocente. Lo amo nonostante la differenza di età, 27 anni io, 41 anni lui. Lo amo perché anche la Corte di Assise di Bari, con la sua sentenza del 10 luglio 1969, mi ha detto che Riina, assolto con formula piena da tanti delitti, non si è macchiato le mani di sangue”.

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