Darius Arya esplora le vene di Palermo.

  • L’archeologo della televisione, nel corso del programma Rai “Under Italy”, ha fatto tappa nel capoluogo siciliano.
  • Palermo sotterranea è affascinante almeno quanto la città che si vede in superficie.
  • Ecco cosa ha scoperto, tra rifugi antiaerei, qanat, camere dello Scirocco e catacombe.

«Il profumo del mare, l’arte che riempie le strade e l’accoglienza del Sud Italia… Concentriamoci su quanto di meglio offre questa città: Palermo è un regalo che ognuno dovrebbe concedersi almeno una volta l’anno. Accoglie i visitatori, lasciandoli sbirciare negli spiragli della sua storia millenaria». A parlare, davanti alle telecamere di “Under Italy”, è l’archeologo Darius Arya. La trasmissione trasmessa da Rai5 ha esplorato la Palermo sotterranea, mostrando un volto della città meno conosciuto, ma non per questo meno affascinante.

Rifugi antiaerei e Qanat

Il suo viaggio inizia da Palazzo delle Aquile – sede del municipio – scendendo nei suoi sotterranei. Non tutti lo sanno, ma basta spostare una porticina della portineria, per scoprire un ambiente ipogeo riaperto in tempi relativamente recenti. È un rifugio antiaereo costruito negli anni Trenta per il secondo conflitto mondiale. I corridoi si estendono da Palazzo delle Aquile a piazza Pretoria, fino ai Quattro Canti. C’erano 400 posti a sedere e poteva accogliere 500 persone, ma ve ne erano sempre di più. I muri potevano resistere a bombe di 100 chilogrammi o poco più, ma inglesi, americani e francesi sganciavano bombe da oltre 2 tonnellate. Si trattava, comunque, di un rifugio antiaereo fornito di comfort: vi erano tre bagni, un rubinetto di acqua potabile, bocchettoni anti-bombe a gas e tre uscite.

Il percorso di Arya prosegue in fondo Micciulla, dove visita un tipico qanat palermitano. I auanat risalgono all’epoca del dominio islamico della Sicilia: portavano acqua in superficie, intercettando le falde e le sorgenti naturali. L’archeologo della tv scende a 10 metri di profondità, spiegando che tra l’Ottocento e l’anno Mille, seguendo una tecnica consolidata nel mondo arabo e di origine persiana, si iniziarono a costruire questi cunicuoli. Non tutti i qanat della città, però, sono arabi, ce ne sono anche successivi: gli ultimi risalgono all’epoca normanna. Sempre nel fondo Micciulla, un bene confiscato alla mafia, si trova Villa Savagnone, con la sua camera dello Scirocco, nata per sconfiggere il caldissimo vento. È una grotta sotterranea scavata nei pressi di una sorgiva o di un qanat, dotata di un condotto di ventilazione. Sorge a 8 metri di profondità, è semi-sotterranea.

Dallo Scirocco alle Catacombe

Nei sotterranei di Palermo si incontra anche il regno dei morti. Così, Arya si addentra in alcuni ipogei decisamente più bui della camera dello Scirocco. Le Catacombe paleocristiane di San Michele Arcangelo sono nel cuore della città. Si tratta di uno straordinario complesso sotterraneo, luogo di sepoltura dei primi cristiani palermitani. Cappelle, nicchie e tombe sono ancora oggi visibili, ma di questo complesso non restano molte notizie certe. Non sono certo le uniche catacombe di Palermo. Già nel V-VI secolo vi era una comunità cristiana nella città, come testimoniato dalle catacombe di Porta d’Ossuna. I primi cristiani organizzavano negli ipogei anche dei banchetti funebri. Vennero riscoperte nel 1739, durante la costruzione del vicino convento delle Cappuccinelle.

Il viaggio alla scoperta della Palermo sotterranea si conclude in provincia, a Carini: qui si trovano le Catacombe di Villagrazia. Nonostante la loro importanza storica fosse evidente, il sito venne dimenticato, dopo alcuni studi iniziali. Le gallerie furono stalle, rifugio antiaereo e addirittura fungaia. Poi vennero salvaguardate come si deve. Finisce così l’interessante approfondimento palermitano di Darius Arya: “Chissà quanti sotterranei ci sono ancora da scoprire… chissà cosa possono svelarci della nostra storia. Della storia irripetibile dell’umanità”. Per vedere la puntata, vi basta cliccare qui.

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