Ritorna a Pollina la Sagra del Cinghiale, giunta alla sua quinta edizione. Appuntamento il 6 e 7 aprile 2019: sarà un occasione per visitare il centro storico del paese, gustando alcune prelibatezze a base di cinghiale. Siamo a pochi passi da Cefalù, in provincia di Palermo.

La manifestazione si svolge tra i vicoli e le piazze del borgo madonita con stand, degustazioni e visite al museo della manna, per conoscere la produzione e la raccolta di questa utilissima linfa.

La degustazione della Sagra del Cinghiale di Pollina prevede, come ogni anno: tagliatelle al ragù di cinghiale, panino con salsiccia di cinghiale e un bicchiere di vino. Contributo di 7.50 euro. Biglietto ridotto per i bambini. Anche quest’anno la Sagra ospiterà musicisti e artisti da strada.

La storia di Pollina

Secondo alcuni storici, Pollina sarebbe la moderna erede di Apollonia, antica città della Magna Grecia. Non vi sono tuttavia reperti che avvalorino questa ipotesi. Nel 1321 dal vescovo di Cefalù venne concessa al conte Francesco Ventimiglia la cui famiglia conserverà la baronia fino alla eversione della feudalità agli inizi del secolo XIX.

Lo sviluppo turistico della zona cominciò negli anni ’70 del Novecento. Su progetto dell’architetto Foscari fu costruito un teatro all’aperto ricavato da una roccia dolomitica, dal particolare colore metà rosato e metà bianco, da cui il nome di “Pietrarosa”.

A partire dagli anni Novanta, in seguito al terremoto del 26 giugno 1993, Pollina ha visto diminuire rapidamente la popolazione residente. Questa si è trasferita, per la maggior parte, a Finale, causando così il decentramento delle attività nella frazione.

La produzione della manna, un tempo diffusa in ampie zone della costa settentrionale della Sicilia, oggi si è conservata solo nel territorio di Pollina. Nei boschi del territorio pollinese, divenuti una sorta di “museo a cielo aperto”, si ottiene questo prodotto unico intaccando con un particolare coltello il tronco del frassino in estate.

Il liquido che sgorga dalle incisioni si condensa seccandosi all’aria estiva, si raccoglie e viene usato in composti medicinali, esattamente come duemila anni fa quando i medici greci e romani lo chiamavano “miele di rugiada” o “miele di frassino”. Gli arabi invece ritenevano possedesse proprietà spirituali e fosse benedetto perché citato dal Corano