Le buone abitudini a tavola dei Siciliani.

  • Ci sono comportamenti legati al cibo che solo chi vive in Sicilia può capire.
  • La nostra isola ha un rapporto davvero speciale con la cucina e con tutto ciò che riguarda pranzi e cene.
  • Per comprendere il valore di quei comportamenti, bisogna essere autenticamente siciliani!

La cucina siciliana è una delle più buone del mondo, su questo non ci sono dubbi. La fama delle ricette di Sicilia supera di gran lunga i confini geografici di questa terra. Il merito è di una tradizione secolare, che ha saputo coniugare culture diverse, creando un meraviglioso ricettario. A caratterizzare la cucina, qui, non sono soltanto le preparazioni, ma anche le consuetudini legate al cibo. Esistono, infatti, abitudini a tavola che solo i Siciliani possono capire. Non fraintendeteci: vogliamo dire che alcuni comportamenti possono sembrare strani a chi non è siciliano, mentre sono del tutto normali per chi vive in Sicilia. Scopriamo subito quali sono: siamo certi che le troverete interessanti.

  1. La domanda “Hai mangiato?” è polivalente. Anzitutto, equivale anche a chiedere a qualcuno se stia bene o meno. In secondo luogo, qualunque sia la risposta, è un invito a mangiare ancora qualcosa, anche se si è già pieni o se si è appena terminato un pasto luculliano.
  2. È sempre possibile aggiungere un posto a tavola. Non ci si scompone se il campanello suona all’ora di cena e non ci sono problemi di spazio: ci si stringe e, a tavola, si entra tutti.
  3. Le frasi “Ti preparo quello che c’è” o “Mi arrangio” sono una truffa. Non vogliono dire che si mangerà poco, perché le abili mani siciliane sanno preparare interi manicaretti con pochissimo.
  4. È sempre l’ora giusta per mangiare la rosticceria. Quando si mangiano i pezzi, l’orologio non esiste: possono essere le 9 del mattino o della sera. Via libera anche alla rosticceria fritta, che sta bene un po’ su tutto. Non fate complimenti.
  5. I croissant li chiamiamo cornetti, non brioche. L’unico termine simile a brioche che abbia un valore è brioscia, cioè quella con il tuppo.
  6. Il pranzo della domenica dura per tutta la domenica. Si sa quando ci si siede, ma non si sa quando ci si alza. Inutile opporre resistenza: tra le portate principali, i dolci e le chiacchierate, si fa già l’ora di cena, quindi tanto vale rimanere a tavola.
  7. Si pranza e si cena “tardi“. A mezzogiorno, praticamente, è ancora colazione.
  8. Il “mellone“, con due “l” è l’anguria, non il cantalupo.
  9. Il pane non serve ad accompagnare le pietanze: è già una pietanza, perché è talmente buono che non lo si può relegare a un “accompagnamento”.
  10. Quando si è ospiti a pranzo o a cena da una persona cara, non si uscirà da quella casa senza avere un pacchettino per il giorno dopo. Quello che rimane, si condivide.

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