Esistono alcune parole siciliane che solo chi vive in Sicilia può capire davvero. Non è che siano incomprensibili, è che soltanto un siciliano sa capirne l’essenza, utilizzarle come si deve e amarle profondamente.

La lingua siciliana è ricca, vanta una storia lunga e piena di contaminazioni provenienti da popoli e dominazioni differenti. Così si è creato un vocabolario corposo e unico nel suo genere, caratterizzato ancora di più dall’uso e dalle varie “storpiature”, entrate poi a far parte della quotidianità.

Vediamo, dunque, quali sono secondo noi le parole siciliane che solo chi vive in Sicilia può capire davvero.

  1. Sabbinirica. Non è un semplice saluto, è molto di più. Va bene sia come benvenuto, che come congedo e ha il significato di “Ca lu Signuri t’abbinidici” (Che Dio ti benedica). Si tratta del saluto più solenne e rispettoso, che si trova in tantissime opere narrative, ma anche nell’uso popolare ed epistolare.
  2. Sivo. È uno stato d’animo particolarmente frivolo, accompagnato da risate. Avete presente quando si inizia a ridere tanto, senza capire bene perché? Ecco, quello è avere il sivo.
  3. Chicchiriddu. È un ciuffetto di capelli che rimane alzato.
  4. Assuppaviddanu. In particolare, si usa l’espressione “Chiovi ad assuppaviddanu”, per indicare la pioggerellina fine, ma persistenze. Una pioggia che sembra leggera ma che, dopo un po’ che ci stai sotto, ti inzuppa dalla testa ai piedi.
  5. Chinnicchiennacchi. Si tratta di un’espressione siciliana molto diffusa, che significa “Ma cosa c’entra?”.
  6. Scucivolo. Si usa in relazione a qualcuno che ha un brutto carattere.
  7. Scunchiurutu. Serve a indicare una persona sconclusionata, che fa cose senza senso.
  8. Cabbasisi. L’espressione “Un ci rumpiri i cabbasisi” si utilizza per indicare che non si vuole essere scocciati.
  9. Boffa. È lo schiaffo.
  10. Camurria. Seccatura, fastidio.  “Essiri ‘na ranni scocca di camurrìa” vuol dire essere una grande seccatura.