Alicudi è senza dubbio l’isola più selvaggia e in qualche modo sconosciuta di tutto l’arcipelago Eoliano. Detiene questo “primato” insieme a Filicudi, con entrambe le due sorelle un po’ fuori dalle rotte più turistiche e mondane che appartengono di diritto a luoghi quali Lipari, Vulcano o Panarea. Ma rispetto a Filicudi, Alicudi è ancora più isolata, rendendola assolutamente unica.

Sulla piccola isola non ci sono strade carreggiabili, ma tante mulattiere e innumerevoli gradini. E soprattutto, nonostante i pochissimi abitanti (circa 100), ci sono tante storie rimaste lì, suggestive come poche altre. Un intreccio tra fantastico e reale, paranormale e irrazionale che sicuramente contribuisce a donare al piccolo isolotto un’aura misteriosa e affascinante di un certo livello. Storie tramandate dal passato e ricordate ancora dagli arcudari rimasti, con tutte le possibili discrepanze dovute a testimonianze passate ormai divenute quasi leggende o “sentito dire”.

Il mistero si riferisce attorno ai primi anni del Novecento. Allora Alicudi, che non era mica – a dispetto di ciò che può sembrare – un’isola dedita alla pesca, era a prevalenza agricola, ed era inoltre molto più abitata. Si coltivavano prevalentemente ulivi, viti, alberi, ortaggi e la segale, quest’ultima per trasformarla poi in pane. Ma qual è la storia? Semplicemente che dal 1902, e per qualche anno, la popolazione cominciò ad avvistare “donne che volavano”, che si trasformavano in corvi, oppure uomini in barca che tagliavano le trombe marine, ombre avvolte nella nebbia o animali che poi svanivano nel nulla. Una realtà parallela quindi, tra l’altro condivisa: tutti o quasi gli abitanti rivelavano di avere questo tipo di visioni “non razionali” all’epoca. Una vera e propria allucinazione collettiva, che è stata spiegata in maniera scientifica un bel po’ di anni dopo.

La segale con cui si era panificato in quegli anni infatti, dal 1902 al 1905 (il momento di allucinazione collettiva più massivo) aveva subito un’infestazione fungina, rendendola nera (segale cornuta). Gli arcudari la utilizzarono comunque, non sapendo che la segale cornuta contiene il principio attivo dell’LSD, potente allucinogeno. Si può sostenere quindi che tutti gli abitanti sono stati inconsapevolmente sotto l’effetto di allucinogeni per circa 3 anni. Nonostante il chiarimento, tutto questo non ha affatto smontato il mito e le storie rimangono nella testa delle persone, tramandate dai propri parenti e amici. Alicudi è rimasta l’isola “delle donne che volano”, e questo titolo non può che aumentarne l’alone mistico e di interesse. Oltre a tutti i suoi altri splendori evidenti.

Per approfondire, si consiglia la visione del documentario Alicudi, l’isola analogica, facilmente reperibile online. 

Foto: Wikipedia – Utente Figiu