L’Archivio di Stato di Palermo è un tesoro che custodisce tesori. Fondato nel 1814 come Archivio Generale del Regno di Sicilia, è stato diviso in tre sezioni (diplomatica, amministrativa e giudiziaria) a partire dal 1843. Al suo interno sono conservati gli atti ufficiali dei vari organi del Regno, dall’età normanna in poi, oltre agli atti notarili della Provincia di Provincia di Palermo, nonché quelli delle corporazioni religiose soppresse e di alcune famiglie nobili.

Si tratta di un importantissimo patrimonio documentale, di immenso valore. Vi sono carte topografiche, pergamene, manoscritti e stampe, che raccontano la storia della città. L’Archivio comprende ben 6167 pergamene e ancor più rilevante è il fatto che qui vi sia il più antico documento di carta d’Europa: è una lettera scritta in greco e arabo dalla regina Adelasia del Vasto, moglie di Ruggero I di Sicilia, ai visconti di Castrogiovanni nel 1109. L’intero patrimonio documentale si snoda per circa 50 chilometri lineari di scaffalature.

L’istituto è ospitato in due sedi. Quella principale è nell’ex convento dei Teatini, presso la Chiesa di Santa Maria della Catena, nella parte più estrema del Cassaro, tra corso Vittorio Emanuele e il porto della Cala. L’altra è nell’ex convento di Santa Maria degli Angeli, detto della “Gancia”.

I documenti

Tra i documenti degni di nota, vi è il Diplomatico, conosciuto come Tabularie: è un complesso documentario miscellaneo costituito quasi esclusivamente da pergamene, molte delle quali risalenti all’epoca normanna. Sono scritte nelle tre lingue in uso a quel tempo, cioè greco, latino e arabo.

Proprio nella serie del Diplomatico vi sono sia un diploma recante in calce la firma di Ruggero, sia il famoso mandato (o privilegio) di Adelasia. Questo documento è il più antico di tutta l’Europa scritto su carta. Al suo interno vi sono ancora le tracce del sigillo aderente in cera rossa.

Fu emanato dalla cancelleria normanna nel marzo del 1109, per volere della contessa Adelasia, o Adelaide, Vasto degli Aleramici, terza moglie di Ruggero I e madre del futuro re Ruggero II.

Il documento anticipa di più di un secolo la diffusione della carta come supporto principale alla pergamena e testimonia quanto fosse importante in Sicilia, anche in età normanna, la cultura islamica. Il restauro del documento, condotto a Roma con l’ausilio delle migliori tecnologie, ha confermato che la carta utilizzata è di provenienza araba.

Foto di Enzian44Opera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento