La cicerchia è uno dei legumi più antichi. Fa parte della tradizione e dell’alimentazione contadina siciliana, ma a lungo è stata dimenticata, per essere recuperata da qualche tempo.

Nel periodo di disuso, la cicerchia veniva principalmente impiegata come ghiaia per i presepi. Solo di recente è stata riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale Italiano, quindi rivalutata.

Il motivo per il quale è finita nel dimenticatoio a lungo, è presto detto: l’elevato consumo di cicerchie poteva provocare disturbi neurologici, a causa di un particolare “acido” contenuto in esse.

Molti anni fa, nessuno sapeva che l’ammollo e la cottura prolungata mettono fine a qualsiasi effetto negativo sull’organismo umano.

Le cicerchie sono simili a piccoli sassolini, con un colore che va dal bianco al grigio sporco o anche al giallo opaco. La forma è irregolare. Il seme è diverso per ogni pianta.

Questo legume viene largamente impiegato in cucina e si presta alla preparazione di svariati piatti ricchi e gustosi della tradizione siciliana. A Licodia Eubea, nel Catanese, si chiama “patacò” la farina ricavata dalla cicerchia. La farina è dotata di straordinaria conservabilità e permette di creare piatti sia freddi che caldi, tutti nutrienti e gustosi, come la “Patacò con i broccoli e la salsiccia”, da mangiare anche col pane, oppure fritta quando la stessa è già diventata fredda.

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