Pierfrancesco Favino interpreterà l’ufficiale di marina messinese della seconda guerra mondiale Salvatore Todaro nel film “Comandante“. Il progetto, diretto dall’autore emergente Edoardo De Angelis, ha richiesto la costruzione di un sottomarino d’acciaio a grandezza naturale.

Pierfrancesco Favino è Salvatore Todaro

Il film racconta quello che è passato alla storia come un atto umanitario in tempo di guerra, entrato negli annali della storia navale. Ingegneri, costruttori e artigiani hanno ricostruito fedelmente il modello del sommergibile Cappellini, che ora si trova a Taranto. Un’opera che ha richiesto 73 tonnellate di acciaio, per uno scafo lungo 73 metri.

Comandante” vede l’attore Pierfrancesco Favino nel ruolo del messinese Salvatore Todaro, eroe dei mari e negli anni della seconda Guerra Mondiale a capo del Cappellini, unità della Regia Marina. Sono in programma otto settimane di riprese tra Taranto e Roma.

Per quanto riguarda il sommergibile ricostruito a Taranto, c’è la proposta di recuperarlo, una volta finite le riprese, installandovi supporti multimediali all’interno e trasformandolo in un museo.

“Il modello potrebbe essere allocato nell’area dell’ex stazione torpediniere, trasferita dalla Marina Militare all’Autorità portuale” suggerisce Massimiliano Stellato, consigliere regionale della Puglia. Regione e Comune di Taranto invitati ad approfondire le modalità d’intervento.

La trama

Metà ottobre del 1940. In navigazione nell’Oceano Atlantico, il Cappellini incrocia di notte un mercantile belga, il Kabalo, che apre il fuoco contro il sommergibile italiano. Scoppia una battaglia e il comandante Todaro, messinese, capitano di corvetta, riesce ad affondare a cannonate il mercantile.

Todaro decide anche di salvare i 26 naufraghi belgi, altrimenti condannati ad annegare nell’Atlantico, per sbarcarli nel porto più vicino. Ne recupera prima 5, poi, con una lancia calata in acqua, gli altri 21. La scialuppa, però, rischia di affondare e quindi Todaro decide di farli salire tutti a bordo.

Per accoglierli, il sommergibile deve navigare in emersione per tre giorni, rendendosi visibile alle forze nemiche e mettendo a repentaglio la sicurezza. E quando il capitano del Kabalo, Georges Vogel, sbarcando nella baia di Santa Maria delle Azzorre, chiede a Todaro perché si sia esposto ad un grave rischio contravvenendo alle direttive del suo comando, l’ufficiale italiano risponde: “Perché noi siamo italiani”.

Il comandante Todaro torna quindi alla base italiana Betasom di Bordeaux, e i superiori contestano il salvataggio, sottolineandogli che si era in guerra e che equipaggi di altre nazionalità non avrebbero agito allo stesso modo. “Gli altri non hanno come me duemila anni di civiltà sulle spalle” è la sua replica, riportata nei registri militari dell’epoca.

Foto Pierfrancesco Favino di Gianni Careddu – Opera propria, CC BY-SA 4.0.

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