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Diciannove milioni di chili di grano canadese sono arrivati la settimana scorsa al porto di Pozzallo e attendono che si concludano le analisi per il via libera a essere utilizzati. L’arrivo della nave ha suscitato numerose reazioni, legate alla possibilità che il cereale contenga glifosato.

La Cna Agroalimentare Ragusa ha espresso numerose perplessità: “Sarebbe interessante capire chi ha ordinato il grano canadese. Quali impianti saranno riforniti? Dove sarà commercializzata la farina che ne deriverà? Visto che la produzione nazionale non è sufficiente, quali organismi di controllo sono stati attivati?”.

Il grano canadese arrivato in Sicilia è destinato a sette mulini siciliani, che difendono la sua qualità: avrebbe caratteristiche migliori per la produzione della pasta. Il risultato, però, è un crollo del prezzo del grano siciliano: «Per pagare un caffè — sottolinea Francesco Ferreri, presidente di Coldiretti Sicilia — un agricoltore deve vendere almeno cinque chili di grano, visto che è quotato circa 20 centesimi al chilo». «Ai mulini siciliani — spiega l’assessore all’Agricoltura, Edy Bandiera — dobbiamo fare un appello. Bisogna sostenere la produzione dell’Isola, che ha una qualità migliore».

Dall’assessorato sono stati avviati i controlli del caso, effettuati da uomini del corpo forestale, del servizio fitosanitario, dell’ispettorato repressione frodi del ministero dell’Agricoltura, dell’Agenzia delle Dogane e degli Uffici di Sanità Marittima, area di frontiera. Già nelle scorse settimane, ci sono stati controlli sui prodotti agroalimentari in arrivo.

«Il ritmo — scandiscono dalla Regione — è di dieci controlli al giorno». Quello che descrivono all’assessorato è infatti il bollettino di un assedio: «Nell’Isola — scandisce il dirigente generale del dipartimento Agricoltura Dario Cartabellotta — arrivano agrumi, soprattutto dal Sudafrica e dal Sudamerica, con il rischio di importare parassiti, ma poi anche carciofi dall’Egitto, patate, pomodori, pesche e ortaggi come fagiolini e melanzane».

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