La città di Siracusa ha una storia affascinante e porta evidenti testimonianze di un passato glorioso. Tra queste, c’è la Grotta del Ninfeo, una cavità artificiale scavata nella roccia dal colle Temenite.

Si trova vicino alla parte più elevata del piccolo rilievo montuoso, su una terrazza rettangolare che costeggia il teatro greco. Si apre al centro della parete rocciosa dove un tempo di trovava un porticato chiuso a forma di lettera “L”. Al suo ingresso c’erano le statue dedicate alle Muse, tre delle quali sono arrivate ai giorni nostri (sono esposte al Museo archeologico Paolo Orsi).

Grotta del Ninfeo, il Santuario delle Muse

Il Ninfeo siracusano si pensava fosse l’antica sede del Mouseion (il santuario delle Muse), sede della Corporazione degli artisti. Qui gli attori siracusani si riunivano prima di scendere nel teatro per recitare. A proposito della grotta del Ninfeo, il siracusano Giuseppe Politi ha scritto, nell’Ottocento:

«Quivi presso fornito d’ogni lato di riquadrate nicchie di varie dimensioni per tavole votive ed epitaffi, ed ancor di più celle a catacomba, passaggio sul viro del sasso vi ha, che noi chiamiamo la Strada sepolcrare, ed una gran grotta portata a volta, con vestigo all’esterno di triglifi, e con due acquedotti in fondo l’uno a traverso dell’altro verticalmente interessati d’artificiale spiraglio.

Questa grotta perennemente irrigata da uno di essi; onde appellata la Grotta dell’acqua, poteva già essere per l’uso degli Efebi vincitori dell’Accademia di Musica al pari di quella che, secondo Patisania, era già sul Teatro di Atene; e forse con più probabilità un Ninfeo, cioè quivi una grotta adorna di più statue di Ninfe, con giuochi d’acqua, come vuolsi che più significhi questo nome».

Nella grotta c’è un soffitto a volta e all’interno vi è una vasca di forma rettangolare, nella quale si raccoglie l’acqua che scorre a cascata, da una cavità posta nel fondo della parete rocciosa. Accanto alla parete di ingresso vi sono alcune edicole votive che servivano per la pratica del culto degli eroi.

A est della Grotta del Ninfeo si trova un mulino ad acqua di epoca spagnola, giunto ai giorni nostri: riceveva acqua dalla grotta e la riversava verso il teatro, dopo averla utilizzata per la macinazione del grano.

Nel corso di uno dei viaggi a Siracusa del pittore Jean-Pierre Hoüel nella seconda metà del ‘700. Rappresentò la grotta del ninfeo per come si trovava allora. Il guazzo mostra una grotta più profonda di quella attuale e con l’acqua che scende attraversando il teatro su cui erano installati dei mulini.