Avete mai sentito parlare delle Grotte della Gurfa? Ci troviamo in provincia di Palermo, nei pressi di Alia. Qui sorge questo esempio di architettura rupestre dalla datazione ancora incerta. Secondo i rilievi effettuati, sembra risalire al 2500 a.C.-1600 a.C. età del bronzo. Proprio in questo luogo è stata ritrovata la più grande Tholos del Mediterraneo, una struttura monumentale completamente scavata nella roccia, nascosta in un paesaggio naturale e incontaminato.

A lasciare il visitatore senza fiato sono le mastodontiche dimensioni di quest’incredibile struttura, che nasconde tanti misteri. Il luogo è buio, ma la luce diventa protagonista in concomitanza dell’equinozio di primavera. In questa data, un raggio di sole colpisce esattamente la fossa del nadir pavimentale, ricoprendo di luce chiunque sia al suo interno. Secondo gli esperti, qui avevano luogo alcuni rituali.

Si pensa che, viste le sue caratteristiche, la Tholos di Gurfa possa essere la leggendaria tomba di Minosse di cui parla Diodoro. Ad avanzare questa ipotesi è stato Carmelo Montagna, architetto e storico dell’arte, nonché docente appassionato di thòloi, luoghi di culto, segni del potere e strutture “di salvezza” post-mortem.

Le Grotte della Gurda non sono naturali e costituiscono un chiaro esempio di manufatto antropico pervenuto attraverso aggiunte e trasformazioni, che rendono ancora più difficoltose la datazione e l’interpretazione. Il nome Gurfa deriva dall’arabo ghorfa, ricordo della dominazione musulmana, che significa stanza, magazzino.

Il complesso rupestre delle grotte consta di sei cavità disposte su due livelli scavati in una arenaria giallastra.

Foto di Davide MauroOpera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento