Oggi abbiamo deciso di parlarvi di una leggenda che lega il nome di Cristoforo Colombo alla Sicilia. Si tratta della leggenda delle cur’i zifune (letteralmente code di Zifone), che ancora oggi si tramanda in alcune zone dell’Isola.

Il taglio delle trombe d’aria (le code di Zifone) è una tradizione antropologica: oralmente si tramandavano le formule per agire con i cicloni in formazione. Proprio un pescatore del Sud Italia, Antonio Calabrés, prese parte alla prima spedizione di Colombo verso le Americhe. Ad accompagnarlo nel secondo viaggio, invece, furono diversi frati dell’ordine dei Minimi di San Francesco di Paola.

Ma perché proprio loro?

San Francesco di Paola era famoso per essere il “patrono della gente di mare” e compì diversi miracoli, tra i quali anche l’attraversamento dello Stretto di Messina a bordo del suo mantello, come fosse una zattera. I frati del suo Ordine, dunque, ereditavano una serie di conoscenze e abilità di magia bianca tali da poter sfidare le forze della natura e ammansirle a proprio piacimento.

Così torniamo alla leggenda delle cur’i zifune. La formula religiosa adoperata durante il taglio dei vortici, che si dedica a santi o Madonne, si tramanda rigorosamente durante la notte di Natale e di solito è una nonna a raccontarla ai nipoti, che la devono imparare a memoria.

Nelle Isole Eolie secondo tradizione i coltelli da adoperare per tagliare le trombe d’aria devono essere di ossidiana nera, la tipica roccia vulcanica prodotta dall’Etna.

Ma torniamo a Colombo. Nel 1494, nonostante una tremenda tempesta, riuscì a destreggiarsi e mettere in salvo le caravelle. Come fece? Egli stesso raccontò di aver preso in mano un coltello, agitandolo in direzione della tempesta, mentre con l’altra teneva fermo un crocifisso, recitando preghiere. Pochi istanti dopo, la tromba d’aria scomparve. Alla luce di quanto detto, è probabile che si sia rifatto proprio a quella famosa tradizione delle cur’i zifune.