Piazza Pretoria, meglio nota come Piazza della Vergogna, è uno dei luoghi-simbolo di Palermo. Chiunque sia stato almeno una volta nel capoluogo la conosce, ma non tutti conoscono una particolare leggenda che la vede protagonista. La piazza prende nome dal palazzo municipale detto Pretorio, che si affaccia sull’omonima fontana, fiore all’occhiello di tutta la piazza. La splendida fontana Pretoria o della Vergogna è così denominata dagli abitanti di Palermo a causa del fatto che tutte le statue sono rappresentate nude. Questa incantevole piazza è stata per lungo tempo ritenuta dagli abitanti della città come il simbolo della corruzione e del malcostume, tanto che si narra che furono addirittura le suore di clausura del convento antistante a procurare danneggiamenti alle statue privandole degli organi genitali considerati sconvenienti. Tra i vari racconti tramandati oralmente dal popolo, ce n’è uno particolarmente curioso che riguarda la Regina di Napoli Giovanna D’Angiò che, forse per la sua propensione alle relazioni equivoche, nell’immaginario popolare incarnava il modello del vizio. Si racconta che la regina ospitasse nella sua alcova amanti di ogni genere ed estrazione sociale, portati a volte anche con la forza da suoi fedeli emissari e successivamente, per salvaguardare il suo buon nome, tragicamente uccisi appena soddisfatte le sue voglie.

La leggenda della regina Giovanna

La leggenda narra inoltre che Giovanna una volta, presa da una frenetica quanto irrefrenabile lussuria, ebbe l’idea di provare uno stallone, orgoglio e vanto delle scuderie reali e che dopo l’amplesso bestiale provato con il cavallo che però non le diede soddisfazione disse: “Stanca si, ma sazia mai! “. La statua della fontana raffigurante una donna abbandonata voluttuosamente adiacente ad un cavallo ha alimentato per secoli la leggenda della dissolutezza della Regina Giovanna D’Angiò, è comunque noto che Cavalli si chiamasse un famoso architetto di corte, il cui cognome aveva probabilmente acceso la fantasia denigratoria del popolino generando storie estremamente fantasiose.

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