Uno straordinario palazzo nobiliare palermitano.

Il centro storico della città di Palermo riserva infinite sorprese. Passeggiando tra i vicoli, basta alzare lo sguardo per scoprire balconi e palazzi, cancelli e cortili segreti, che fanno viaggiare con la fantasia. Oggi vogliamo fermarci tra via Merlo e via Lungarini, a due passi dalla famosa piazza Marina, per conoscere una dimora storica. Si tratta di Palazzo Mirto, che ingloba ancora nelle sue strutture un nucleo di antiche case appartenute ai Resolmini, nobili pisani, e ancora prima alla famiglia Omodei. Nel 1982 la dimora venne donata da Donna Maria Concetta Lanza Filangeri (ultima erede di una delle più antiche famiglie aristocratiche di Sicilia) alla Regione Siciliana. Così oggi possiamo ammirare il palazzo, i suoi arredi e svariate collezioni. Fino al 28 agosto, grazie al Festival RestART, sarà possibile visitarlo nei weekend (venerdì e sabato), eccezionalmente di sera: per sapere come, vi basta cliccare qui o nel box alla fine dell’articolo.

Alla scoperta di Palazzo Mirto

Il Palazzo fu residenza dei Filangeri a partire dal 1594. Don Pietro sposò Francesca De Spuches, unica figlia di don Vincenzo, proprietario dell’edificio. Da quel momento le vicende dei luoghi si identificarono con quelle della famiglia Filangeri. La configurazione che vediamo adesso rispecchia per grandi linee la volontà del principe Bernardo Filangeri. Nel 1793 la dimora assunse la forma tramandatasi fino a oggi. Troviamo due facciate prospicienti (via Lungarini e via Merlo), con un grande portale di ingresso. Nel corso dell’Ottocento vi furono alcune trasformazioni. Oggi il palazzo è come un museo e offre un’esperienza di visita molto speciale. Entrandovi, si ha la sensazione di aver ricevuto un nobile invito. Si cammina sulla storia e ci si immaginano i fasti del passato. Ecco come procede una visita.

Dal piano terra agli sfarzi del primo piano

Si inizia dai corpi bassi dell’edificio, dove si trovavano scuderie, rimesse per carrozze, cucine, magazzini ed altri locali destinati a depositi. La cavallerizza, cioè la scuderia più importante, è un grande ambiente coperto da volte a crociera, percorso da un doppio colonnato in pietra grigia, che forma un lungo corridoio centrale e culmina in una vasca di pietra. Ci sono ancora i box per i cavalli, con le mangiatoie e le targhette riportanti i nomi degli equini. Al primo piano si arriva salendo da uno scalone in marmo rosso. Nell’ingresso vero e proprio, di piccole dimensioni, c’è una pregevole tela con “Diana che rimprovera la ninfa Callisto“, risalente alla fine del secolo XVII. Si prosegue nella prima sala di rappresentanza, la “Sala del Novelli”, quindi si attraversa il salotto detto del “Salvator Rosa”: qui vi sono vetrine con delle collezioni settecentesche di vetri di Murano e statuette in porcellana, e delle consolle settecentesche in legno dorato che sostengono piccoli vasi impero e porcellane cinesi. Nel salotto ci sono due piccoli ambienti: la stanza del teatrino e la saletta dei reperti.

I salotti e il percorso del secondo piano di Palazzo Mirto

La terza sala è il “Salotto rosa“, seguito da quello “Giallo e Verde”. Quest’ultimo è un ambiente di passaggio, che conduce al “Salotto Giallo”, un ambiente di riposo con due intimi boudoirs. Si arriva così al “Salone degli Arazzi”. Insieme al “Salone del Baldacchino” è il più rappresentativo di Palazzo Mirto. Quello del Baldacchino è il più sfarzoso in assoluto, sontuosamente arredato e ricco di decorazioni, tappezzerie ed oggetti preziosi. All’esterno si trova un terrazzo con una suggestiva fontana barocca: è molto scenografica, con una piccola grotta artificiale di rocce spugnose, decorata da conchiglie. Segue il “Salotto Pompadour”, quindi si passa al “Salottino Diana”. Ultimo ambiente del primo piano è la stanza da pranzo ufficiale. Così si sale al secondo. Il secondo piano del Palazzo era destinato alla vita quotidiana della famiglia. Vi sono stanze più intime, sempre arredate con eleganza e gusto. Troviamo la sala da pranzo, la stanza di compagnia, due biblioteche. A completamento ci sono altri ambienti, un tempo riservati ai cadetti della famiglia e alla servitù, oggi adibiti a uffici e archivi. Foto: Truus, Bob & Jan too! – (CC BY-NC 2.0).

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