Il Parlamento Siciliano viene considerato uno dei più antichi al mondo. Fu proclamato per la prima volta presso il Palazzo dei Normanni di Palermo, nel 1140, oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS).

La prima assise fu convocata da Ruggero I di Sicilia presso Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, nel 1097; era costituito da tre ‘rami’, che stavano a comporre e rappresentare la struttura politico-sociale della Sicilia normanna, in particolare: il ramo feudale era rappresentato dai nobili delle contee e baronie, quello ecclesiastico era composto dai membri notabili del clero quali arcivescovi, vescovi, abati e archimandriti, mentre il ramo demaniale era costituito dai membri provenienti dalle 42 città demaniali di Sicilia. In questa prima versione, il Parlamento siciliano si presentava con l’obiettivo di svolgere una funzione di tipo consultivo, volta alla gestione e ratifica delle attività di tipo economico e amministrativo del sovrano, ma anche dal punto di vista dei primi rudimenti di Politica Estera, attraverso la gestione dei rapporti con le Potenze Straniere; solo successivamente, a differenza del Parlamento dell’Isola di Man, l’altro ‘vegliardo’ delle Istituzioni, il Parlamento Siciliano fu immediatamente investito di poteri normativi, ed è questo che lo rese, fin da subito, il primo parlamento di tipo moderno, del mondo.

Il primo cambiamento venne apportato con la seduta ufficiale del 1140, ad opera di Ruggero II, ma la vera metamorfosi la ebbe con l’entrata alla reggenza di Federico II di Svevia.
Durante la dominazione angioina, il Parlamento venne messo da parte, per poi acquisire nuova linfa vitale e rilevanza durante il periodo dei Vespri. Fu sul finire del Duecento infatti, che il Parlamento abbandonò la sua sede storica presso il Palazzo dei Normanni, a Palermo, per occupare i principali edifici (soprattutto fortezze) di tutta la Sicilia. Il 3 aprile 1282, in seguito alla rivolta, il Parlamento adottò come simbolo ufficiale, il vessillo giallo e rosso con il simbolo della Triscele, che oggi è la bandiera della regione. Solo qualche mese dopo, fu convocata la prima assise del periodo aragonese, voluta dal re Pietro d’Aragona, presso le mura di Castello Ursino, a Catania; successivamente fu la volta di Federico III, che sancì il ritorno a Palermo del Parlamento. In questo periodo, l’Assemblea era composta soprattutto dai rappresentanti delle contee e delle baronie, e dai feudatari, nominati direttamente dal re; il suo compito era quello di nominare i nuovi regnanti, e di garantire il corretto svolgimento delle attività amministrative e soprattutto giudiziarie, dell’intera Isola.

Nel 1410, si tenne una nuova seduta del Parlamento Siciliano, presso palazzo Corvaja di Taormina, presieduta dalla regina Bianca di Navarra, convocata a seguito della morte prematura del re Martino II; l’ultima seduta fu quella del 1446, tenutasi ancora una volta a Castello Ursino. Da quel momento in poi infatti, l’Isola venne presieduta e governata dai viceré; il Parlamento rientrò in funzione con l’ascesa di Carlo V, alternando le diverse sedi di Messina e Palermo, nel cui palazzo Reale risiedeva il viceré, per tutta la durata del XIV secolo.
Nel 1734, con la conquista del Regno di Sicilia da parte di Carlo di Borbone, la regione fu unita al Regno di Napoli, che venne in seguito minacciato da una nuova invasione francese. Con il ritorno dei Borbone a palazzo Reale, Ferdinando IV riunì il Parlamento richiedendo aiuti adeguati per la sua salvaguardia, dato l’imminente dominio francese; ma non ci fu tempo, nel 1810, una rivolta scoppiò sull’Isola e Lord William Bentinck, il comandante delle truppe britanniche, costrinse il sovrano a nominare come reggente il figlio, Francesco I. Il 19 luglio 1812, il Parlamento Siciliano, riunito in seduta straordinaria a Palermo, promulgò la Costituzione Siciliana, che decretò la fine del Feudalesimo e l’inizio di una radicale riforma degli apparati statali dell’Isola.

La Costituzione Siciliana è un testo che potremmo definire di moderna fattura, in quanto già a metà dell’Ottocento prevedeva la formazione di un Parlamento a struttura bicamerale, formato da una Camera dei Comuni, che raccoglieva i rappresentanti del popolo con nomina elettiva, e una Camera dei Pari, costituita da ecclesiastici, militari e aristocratici, che venivano invece eletti direttamente dal re. Le due camere così composte, venivano convocate dal sovrano ogni anno e avevano potere legislativo; il potere esecutivo era invece affidato al re, che aveva anche diritto di veto sui decreti che le Camere legiferavano. Il potere giudiziario era di tipo autonomo, anche se ancora sottoposto al volere della Corona. In questa seduta, venne anche decisa l’abolizione dei tre Valli, che fin dal periodo della dominazione araba avevano suddiviso la Sicilia, e vennero istituiti in cambio i 23 distretti.
Con il Trattato di Vienna, Ferdinando IV fu proclamato Re delle Due Sicilie con il nome di Ferdinando I; nel 1816 tornò a Napoli e abrogò la Costituzione Siciliana.

La Sicilia, tornata così sotto il dominio dei Borbone, venne governata direttamente da Napoli, fino al 1820, quando nuovi moti scatenarono un’insurrezione generale che portò alla riapertura del Parlamento, e al ripristino della Costituzione Siciliana. Ma il nuovo Governo durò solo pochi mesi, giusto il tempo di inviare sull’Isola il generale Florestano Pepe che con una guarnigione, represse le rivolte nel sangue e riconquistò l’Isola.
Fu solo con la Rivoluzione del 1848, che l’istituzione parlamentare siciliana riacquistò il suo ruolo centrale; il 25 marzo dello stesso anno, vide la sua prima seduta il “Parlamento generale di Sicilia”, con Ministri eletti direttamente dal Presidente in capo. Il primo presidente del Parlamento rivoluzionario, fu Vincenzo Fardella di Torrearsa; Ruggero Settimo fu il suo braccio destro, nonché a capo del Governo. In questa occasione, venne proclamata la fine della dominazione borbonica e dichiarato attivo il nuovo Regno di Sicilia. Ma purtroppo, anche la vita del nuovo Parlamento durò poco, perché il 28 febbraio 1849, Ferdinando di Borbone riprese possesso dell’Isola, sciogliendo l’ultima seduta.

Il Parlamento Siciliano riprese il suo antico splendore, solo dopo il Secondo Conflitto Mondiale, quando, per scoraggiare le iniziative del movimento indipendentista siciliano, fu insediata la Consulta Regionale Siciliana che diede vita allo Statuto Speciale, con decreto promulgato dal Re Umberto II in persona, il 15 maggio del 1946. Dopo le elezioni del 30 aprile 1947, nacque dunque l’odierna “Assemblea regionale siciliana”; le sedute d’aula si svolgono nella Sala d’Ercole del Palazzo dei Normanni, struttura del XI secolo sita presso Palermo, sede della famosa Cappella Palatina. L’Assemblea è oggi formata da sei commissioni legislative permanenti, più una adibita ad occuparsi esclusivamente delle questioni riguardanti la UE. Il corpo è costituito da 90 deputati eletti, ogni cinque anni, a suffragio universale, secondo un sistema elettorale definito ‘misto’. L’ultima elezione si è tenuta il 28 ottobre 2012; con la prossima legislatura, si prevede una diminuzione dei deputati da 90 a 70.
Dal 2001, l’Assemblea non si occupa più di eleggere il Presidente della Regione, che viene invece nominato direttamente dai cittadini. Nel 1997, l’ARS ha celebrato il 900º anniversario dalla sua prima convocazione.

Autore | Enrica Bartalotta