Nuove scoperte nei fondali siciliani. Una ricerca ha individuato una serie di vulcani sottomarini, a pochi chilometri dalle coste dell’isola sud-occidentale, nel corso di due campagne geofisiche condotte a bordo della nave da ricerca Ogs Explora. “Tutti i vulcani che abbiamo rilevato sono localizzati entro 22 chilometri dalle coste della Sicilia; uno in particolare si trova a soli 7 km da Capo Granitola” spiega all’AdnKronos Emanuele Lodolo, ricercatore di Ogs.

Nello specifico, i vulcani si trovano a una profondità compresa tra 180 e 80 metri. Il loro diametro varia da circa 400 a 1200 metri. “Il vulcano più vicino alle coste (chiamato Actea) mostra una morfologia complessa e lungo il suo fianco occidentale presenta un importante flusso lavico che si estende per oltre 4 chilometri”, precisa Lodolo. I vulcani individuati si trovano a circa 14 chilometri a nord di quelli già noti del Banco Graham. Qui si trova la famosa isola Ferdinandea. I dati risalgono alle indagini effettuate nell’agosto del 2017 e nel febbraio del 2018.

“L’analisi suggerisce che i sei vulcani identificati sono stati generati durante la stessa fase magmatica precedente all’ultimo massimo glaciale, circa 20000 anni fa”, spiega Dario Civile, ricercatore Ogs che ha collaborato allo studio. Soltanto il vulcano Actea mostra indicazioni di una riattivazione più recente, probabilmente successiva alla risalita globale del livello del mare in seguito all’ultima deglaciazione.

“Dobbiamo sottolineare che nessuno di questi edifici vulcanici era stato precedentemente riportato né nelle carte nautiche comunemente utilizzate, né nelle mappe batimetriche sinora disponibili – aggiunge Dario Civile – La scoperta di vulcani sommersi così vicini alla costa della Sicilia dimostra che ci sono ampie aree sommerse vicino al litorale che sono ancora poco conosciute e studiate, nonostante siano state attraversate, sin dai tempi più remoti, da innumerevoli imbarcazioni di ogni tipo”.