Alla scoperta dei borghi minori della Sicilia.

  • Facciamo tappa a Borgo Bonsignore, una delle località del territorio di Ribera (Agrigento).
  • Si trova su una collinetta nelle immediate vicinanze del mare.
  • La costa è incontaminata, con tante celebri spiagge.

La Sicilia dei borghi minori non finisce mai di stupirci. In tutto il territorio è possibile trovare diverse località che uniscono natura incontaminata, storia e tradizione. Oggi ci fermiamo nell’Agrigentino, per esplorare Borgo Bonsignore. Si raggiunge direttamente dalla statale 115 e dista circa 11 chilometri da Ribera. A caratterizzare quest’area è la costa incontaminata, con spiagge rinomate come Lido Fungitella, Pietre Cadute e la zona della Riserva naturale Foce del fiume Platani. Si tratta di un territorio che ha davvero molto da raccontare: partiamo subito alla scoperta di questi luoghi.

Borgo Bonsignore, un “sito incantevole”

Lo storico Giuseppe Farina ha scritto: «L’aria è saluberrima e le campagne fiorite e verdeggianti sono punteggiate da una miriade di casette bianche sparse tra gli alberi che ne occultano la vista del mare azzurro che si affaccia dietro la folta e rigogliosa pineta sistemata lungo l’arenile, sotto un cielo sempre sereno e ridente. È superfluo dire che il sito è incantevole. A poche centinaia di metri si profila ai nostri occhi la punta di Capo Bianco con le sue balze trapunte di fiori e coperte di verde e di muschio che conferiscono bellezza ed originalità al balzo a picco su quel mare testimone delle gesta gloriose delle navi di Roma. E ancor più in alto sul piano dell’ex feudo Piana di Vizì, la trimillenaria Eraclea Minoa si affaccia silenziosa con i suoi vetusti ruderi, con le sue ciclopiche mura, col suo magnifico teatro greco, con le sue macerie ferme nel tempo». E questo è solo l’inizio: procediamo!

L’antico Ducato di Bivona e il borgo marinaro

Dove oggi sorge Borgo Bonsignore, vi era anticamente uno dei feudi del Ducato di Bivona, denominato San Pietro. Con il partizionamento delle proprietà del Duca di Bivona, l’ex feudo di San Pietro, esteso circa 600 ettari, passò agli Ospedali Riuniti di Sciacca. Questi, nel 1934, l’affittarono per 18 anni alla cooperativa di agricoltori denominata La Bonifica, che lo suddivise in 79 quote. Con il lavoro degli agricoltori, il territorio che fino ad allora era stato adibito a pascolo, subì radicali trasformazioni. Nacquero vie d’accesso all’altipiano, strade interne, canali d’irrigazione, case coloniche, stalle, edifici per l’amministrazione, l’acquedotto e strade interpoderali. Ci si occupò anche di opere di prosciugamento, dissodamento e sistemazione dei terreni ed impianti di oliveti e vigneti. Si procedette a coltivare anche i terreni dunosi. Alcune famiglie di Ribera decisero di trasferirvisi. Ed ecco cosa accadde in seguito.

Borgo Bonsignore comunità rurale

Il 10 dicembre 1940 l’Ente per la colonizzazione del latifondo siciliano, inaugura ufficialmente il borgo rurale che viene intitolato ad Antonio Bonsignore. Bonsignore era capitano dei Carabinieri, nato ad Agrigento, medaglia d’oro al V.M., caduto in combattimento a Gunu Gadu nell’Africa Orientale nel 1936. Il progetto era dell’ingegnere Donato Mendolia e fu costruito dall’impresa Ferrobeton. L’Ente aveva munito il complesso del Borgo di municipio, scuola elementare, ristorante, 25 case coloniche, ufficio postale, caserma dei Carabinieri, ambulatorio medico, chiesa parrocchiale. Vi furono inviati con l’obbligo di residenza un medico, una levatrice, un ufficiale d’ordine e due guardie.

Qualche anno dopo vennero inclusi nel Borgo anche le terre degli ex feudi di Cuci-Cuci, San Pietro della Palma e Giardinello, facendo estendere il Borgo dal fiume Magazzolo al fiume Verdura. Gli abitanti che nel 1940 erano 100 arrivarono a diventare 600. Nel dopoguerra il borgo fu quasi abbandonato e abitato nuovamente dalla fine degli anni Sessanta. Borgo Bonsignore ha subito tre interventi di manutenzione straordinaria. Il primo nel 1946-1949 per riparare i danni bellici. Nel 1952 si procedette con il secondo,2 per sostituire la struttura in legno dei solai. Il terzo, infine, nel 1958-1961 per il ripristino dal degrado degli edifici. Foto: Sandro Rizzuti.

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