Il Carnevale di Acireale è uno dei più famosi della Sicilia.

La storia

Le prime notizie dei festeggiamenti nella terra di Jaci risalgono al 1594, come si evince da un mandato di pagamento a favore dei Cappuccini per le “festi di carnivalari”.

Nel XVII secolo era usanza fare una battaglia di arance e limoni, tanto sentita che il 3 marzo del 1612 la Corte Criminale fu costretta a bandirla. Alle fine del XVII secolo, il terremoto che sconvolse la Sicilia Orientale decretò anche un periodo di lutto e per diversi anni il tradizionale Carnevale non si tenne.

Già ai primi del XVIII secolo la manifestazione trovò nuova vita. Entrarono in scena alcune maschere nuove: ‘u baruni (il barone) ed i famosissimi Manti.

Dal 1880 iniziarono le sfilate dei carri allegorici. Inizialmente furono preceduti delle carrozze dei nobili addobbate (detti le cassariate o landaus) e successivamente vennero pensati i carri in cartapesta. Si pensò proprio alla cartapesta perché in città vi erano molti artigiani che già utilizzavano questa tecnica per decorazioni.

Dal 1929, anno della istituzione dell’Azienda Autonoma e Stazione di Cura di Acireale, il Carnevale Acese viene organizzato così come lo si può ammirare oggi. Dal 1930 vennero introdotte le macchine infiorate, ovvero auto addobbate di fiori, altra peculiarità della manifestazione che sopravviverà sino ai giorni nostri, pur se ormai allestiti in carri ben più grandi.

Nel secondo dopoguerra si diffuse l’introduzione dei minicarri (detti Lilliput) all’interno dei quali vi era un bambino. L’usanza dei minicarri durò però solo sino alla fine degli anni Sessanta. Cola Taddazzu e Quadaredda, ai quali successe il popolarissimo Ciccitto (l’indimenticato Salvatore Grasso) furono alcuni dei personaggi più famosi.

Le maschere del Carnevale di Acireale

Abbatuzzu – Fu una delle maschere antiche del carnevale acese, storicamente in uso dal 1667. Vestiti in maniera stravagante, usavano portare grandi parrucche bianche in testa, indossavano abiti di Damasco ricchi di fronzoli ed andavano in giro con grossi libri. Avevano un grande tovagliolo appeso al collo, che era un antico segno dato alle persone infette e probabilmente aveva l’intento di esorcizzare le paure di un periodo storico (il XVII secolo) travagliato da gravi pandemie. L’Abbatazzu era anche detto Pueta Minutizzu perché soleva recitare delle poesie grottesche e maliziose. Secondo alcuni storici, la maschera ironizzava sulla classe clericale del tempo, ed in special modo sull’Abate-Vescovo di Catania, Mons. Michelangelo Bonadies, nella cui diocesi ricadeva per l’appunto la cittadina.

Baruni – Fu la maschera successiva del più famoso Abbatazzu.

Manti e Domino – I Manti furono la figura che ebbe più successo nella tradizione del carnevale acese. Coperti da grossi mantelli di seta nera, che celavano l’identità, furono paragonati ai Bautta veneziani. La figura fu poi sostituita nel tempo dal Domino. Anche il Domino era una maschera completamente nera che celava l’identità, ma con vesti meno ricche. Il costume fu poi bandito per motivi di pubblica sicurezza nei primi anni del XX secolo, poiché alcuni malviventi usavano travestirsi per poi confondersi tra la folla intenta a festeggiare il carnevale, dopo aver compiuto delitti.

Cola Taddazzu, Quadaredda e altri – Cola Taddazzu, Quadaredda e Nunziu Setti Cappeddi furono personaggi molto popolari negli anni cinquanta del XX secolo, mentre nel successivo decennio, sino agli anni settanta, ad animare le serate del carnevale partecipava Salvatore Grasso detto Ciccitto, conosciutissimo fra gli acesi.

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