Il Castello di Caltabellotta (Agrigento) è conosciuto come Castello del Conte Luna o Castello della Regina Sibilla. I due nomi di questa fortezza, che domina l’abitato, derivano rispettivamente dalla famiglia nobiliare che ne detenne più a lungo il possesso e dalla regina madre Sibilla. Quest’ultima, nel 1194, dopo la morte del suo consorte, il re normanno Tancredi, vi fece rifugiare il figlio Guglielmo III, erede al trono, per proteggerlo dall’inarrestabile avanzata dello svevo Arrigo VI in Sicilia.

Ormai rimane ben poco della costruzione di origini bizantine, che probabilmente un tempo era inespugnabile: un muro, un significativo portale a doppio arco a profilo ogivale all’esterno e a tutto sesto all’interno e le fondamenta di alcuni vani.

Dal punto di vista architettonico si è conservato poco, ma la salita sulla ripida scalinata, incastonata nella roccia, resta comunque molto suggestiva. La vetta è conosciuta come “Pizzo”. Si trova a quota 949 metri s.l.m. e sulle sue pendici sorgevano le possenti mura dell’antico maniero. Da qui, nelle giornate particolarmente favorevoli, si riescono a osservare l’Etna (quando è in attività), l’isola di Pantelleria e tanti centri abitati.

Secondo alcuni storici, proprio all’interno del Castello della Regina Sibilla nel 1270 si sarebbe tenuto un famoso banchetto, organizzato da Guido di Dampierre, conte di Fiandra. Quest’ultimo, sbarcato a Trapani di ritorno dalla Crociata fatta con re Luigi IX di Francia (che morì nell’impresa), volle festeggiare i suoi compagni d’avventura, insieme a re Carlo d’Angiò.

Il Castello del Conte Luna compare anche nel Decamerone di Boccaccio.

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