gelsiSi dice che i bachi che si nutrono dei gelsi a foglie rosse fanno la seta di color rosso come il sangue.

Durante la guerra del vespro, i siciliani davano caccia agli angioini e per riconoscerli facevano pronunciare la famosa parola “ciciri” (ceci). Ovviamente i francesi non sapevano pronunciarla e dicevano “sisiri”.

Proprio durante quel periodo un mercante angioino e la figlioletta scapparono da Palermo per potersi salvare. 

Si avviarono verso una montagna dove incontrarono un uomo e gli chiesero se potesse aiutarli. L’uomo li cacciò, vedendo che dal basso salivano i siciliani con bastoni e spade che uccidevano chiunque aiutasse i francesi.

Il mercante era cieco, e, camminando per i boschi, cadde, batté la testa e morì. La figlia, rimasta sola al mondo, pianse tutta la notte fino a quando, il giorno successivo, un pastorello la vide ed ebbe pietà di lei. Seppellì il padre e la fece riposare nella sua grotta.

Mentre la ragazza riposava arrivò il gruppo di siciliani con bastoni e spade e chiesero al pastore se avesse visto dei francesi passare da lì.

Il pastorello rispose di no, e alla domanda su chi fosse la ragazza nella grotta, rispose che era la sorella, e che era muta dalla nascita.

Il gruppo andò via, la ragazza, che aveva sentito tutto, si alzò e volle ringraziare il pastorello raccogliendo per lui delle rose. Mentre le raccoglieva però, si punse un dito con una spina e si asciugò il sangue con una foglia di gelso.

Proprio da allora alcuni gelsi portano delle macchie rosso sangue.

Questa leggenda mi piace molto, l’avevo messa nel dimenticatoio ma parlando dei vespri mi è ritornata in mente ed eccola qui!

Secondo fonti botaniche le macchiette che si trovano sulle foglie sarebbero dovute ad un fungo che infesta le foglie dei gelsi, ma noi siciliani siamo sicurisssssssimi che derivino invece dalla leggenda appena raccontata 

Di Alessandra Cancarè