Piersanti Mattarella, chi era il politico siciliano ucciso da Cosa nostra nel 1980, mentre era Presidente della Regione Siciliana. Biografia: dove è nato, la carriera in politica, quanti anni aveva quando è morto. L’omicidio e le indagini. Le condanne.

Piersanti Mattarella

Piersanti Mattarella è nato a Castellammare del Golfo, il 24 maggio del 1935. È stato ucciso da Cosa nostra a Palermo, il 6 gennaio del 1980, all’età di 44 anni. Era figlio di Bernardo Mattarella (politico della Democrazia Cristiana). Nel 1941 è nato il fratello minore, Sergio Mattarella, diventato Presidente della Repubblica.

Si dedicò alla carriera politica nella Democrazia Cristiana, avvicinandosi alla corrente di Aldo Moro. Divenne anche assistente ordinario di Diritto Privato all’Università di Palermo. Ha avuto due figli: Maria e Bernardo.

Attività in politica

Nel 1964 Piersanti Mattarella si candidò nella lista DC alle Comunali di Palermo, divenendo consigliere comunale. Alle elezioni del 1967 fu eletto deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana. Fece parte, nei quattro anni seguenti, della Commissione Legislativa regionale, della Giunta per il Regolamento e della Giunta per il Bilancio. Fu anche membro della Commissione speciale incaricata di riformare la burocrazia regionale.

In questi anni si fece largo nella Democrazia Cristiana Regionale e contribuì a fondare l’Asael (Associazione siciliana amministratori enti locali). Venne rieletto all’ART nel 1971 e nel 1976. Dal 1971 al 1978 fu assessore regionale alla Presidenza con delega al Bilancio.

Nella primavera del 1975 il suo impulso portò all’approvazione a larghissima maggioranza del Piano regionale d’interventi per gli anni 1975-1980, primo tentativo di programmazione a lungo termine delle risorse regionali.

A partire dagli anni Settanta, Aldo Moro divenne per Mattarella punto di riferimento della politica nazionale. Entrò nel consiglio nazionale della DC e poi nella Direzione Nazionale.

Nel mese di febbraio del 1978 avvenne l’elezione di Piersanti Mattarella a Presidente della Regione Siciliana. L’ARS si riunì in seduta straordinaria in seguito al rapimento di Aldo Moro: in quell’occasione, Mattarella rivolse un accorato appello al popolo siciliano.

Piersanti Mattarella Presidente della Regione Siciliana

Da presidente della Regione, si schierò contro Cosa nostra e fece approvare riforme del governo regionale in direzione della trasparenza. Soprattutto sul fronte degli appalti e dell’urbanistica, prese decisioni molto significative.

La giunta Mattarella, con la legge urbanistica n° 71 del 1978, riuscì a comprimere gli spazi della speculazione edilizia nelle aree del “verde agricolo”, bloccando gli interessi di mafiosi e palazzinari insieme a quelli di una certa politica che su quegli interessi aveva costruito consensi.

Dopo l’uccisione di Peppino Impastato, conduttore radiofonico candidato sindaco a Cinisi per Democrazia Proletaria, Piersanti Mattarella pronunciò un durissimo discorso contro Cosa nostra.

L’omicidio

L’omicidio di Piersanti Mattarella avvenne il 6 gennaio del 1980 in via della Libertà, a Palermo. Stava recandosi, alla guida della sua Fiat 132, a messa, insieme alla moglie Irma Chiazzese, la suocera Franca e la figlia Maria. Un sicario si avvicinò all’auto e lo freddò con alcuni colpi di rivoltella. Seguirono anche degli spari rivolti alla moglie, ferita a una mano.

Indagini e condanne per il delitto Mattarella

Il delitto apparve anomalo per le sue modalità. Inizialmente si pensò a un attentato terroristico, poiché subito dopo il delitto arrivarono rivendicazioni da parte di un sedicente gruppo neo-fascista. Le indagini giudiziarie, in particolare la corposa requisitoria della Procura di Palermo sui “delitti politici” siciliani che, depositata il 9 marzo 1991, costituì l’ultimo atto investigativo di Giovanni Falcone nella qualità di procuratore aggiunto, lo catalogò tra gli omicidi di mafia.

Dopo la morte di Falcone nella strage di Capaci, l’uccisione di Mattarella venne, però, indicata anche dai collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Gaspare Mutolo esclusivamente come delitto di mafia. Ad ordinare la sua uccisione sarebbe stata Cosa nostra, perché Mattarella da tempo aveva intrapreso, con l’intenzione di portarla avanti, un’opera intensa e determinata di
modernizzazione dell’amministrazione regionale.

Nella sentenza della Corte di Assise del 12 aprile 1995 n. 9/95, che ha giudicato gli imputati per l’assassinio di Piersanti Mattarella, si legge che “l’istruttoria e il dibattimento hanno dimostrato che l’azione di Piersanti Mattarella voleva bloccare proprio quel perverso circuito (tra mafia e pubblica amministrazione) incidendo così pesantemente proprio su questi illeciti interessi” e si aggiunge che da anni aveva “caratterizzato in modo non equivoco la sua azione per una Sicilia con le carte in regola”.

Nel 1995 hanno ricevuto la condanna all’ergastolo come mandanti dell’omicidio Mattarella, i boss della cupola: Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nené Geraci. Le condanne hanno avuto conferma in Cassazione.

Non è mai stato possibile individuare con certezza gli esecutori materiali.  Il processo ha messo la parola fine a un’indagine, cominciata da Giovanni Falcone, fatta di luci e ombre. Pietro Grasso, in proposito, ha detto che “le carte processuali siano riuscite a fotografare solo la parte superficiale della storia”.

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