La storia della Pietra dell’Imperatore.

  • Vogliamo parlarvi oggi di un singolare obelisco fatto erigere da Federico II ai piedi del Monte Pellegrino di Palermo.
  • Di quell’obelisco, ormai, rimane soltanto la memoria ed è per questo che è davvero interessante scoprirne le vicissitudini.
  • Si tratta, inoltre, di un ulteriore conferma del fatto che Federico II avesse davvero una mente illuminata.

La storia della Sicilia è ricca di monumenti e costruzioni che non ce l’hanno fatta a sopravvivere al passare dei secoli. Tra questi rientra sicuramente anche l’obelisco di cui vogliamo parlarvi, una grossa pietra che, un tempo, si vedeva anche da lontano. La Pietra dell’Imperatore si trovava a Palermo, ai piedi dell’amatissimo Monte Pellegrino. A volerla lì fu Federico II: scopriamo insieme perché. Un tempo le condizioni di lavoro dei braccianti non erano affatto semplici, soprattutto in una terra come la Sicilia, in cui in estate fa davvero caldo. L’afa può rendere il lavoro nei campi un vero inferno e i proprietari dei terreni non erano molto sensibili nei confronti del benessere di coloro che coltivavano la terra. I braccianti, dunque, decisero di rivolgersi all’imperatore Federico II, affinché riuscisse a rendere più umane le loro condizioni di lavoro.

Si racconta che l’imperatore trovò una soluzione che continuò a essere utilizzata a lungo, anche in seguito. Fece, infatti, collocare una grossa pietra grezza, una sorta di cono, alta circa quattro metri. Quando l’ombra della montagna avesse lambito la base del macigno, allora i braccianti dovevano smettere di lavorare. Questo si verificava intorno alle 4 del pomeriggio. Il popolo decise di chiamare quell’obelisco la Pietra dell’Imperatore. Il grande masso rimase lì per diversi secoli e, di fatto, se ne hanno numerose testimonianze: perfino Giuseppe Pitrè se ne occupò, facendo scrivere una stele commemorativa per preservarne la memoria. Purtroppo nel XIX secolo fu fatta saltare per ricavarne materiale da costruzione. La pietra, dunque, non è riuscita a sopravvivere al trascorrere del tempo, ma il racconto sì e ancora oggi possiamo parlarne.

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