Cosa vuol dire ‘U friddu marzulinu voli focu, lettu e vinu?

Il mese di marzo è davvero imprevedibile. Proprio quando si pensa che sia arrivata la primavera, ecco che ci stupisce con freddo e pioggia. Alcune delle sue giornate iniziano con un grande sole e si concludono con un temporale. La tradizione popolare ha sempre dedicato tanti proverbi a questo mese e alla sua follia, come ad esempio “Marzo pazzerello, esce il sole e prendi l’ombrello”. Anche in Sicilia non mancano i proverbi legati alla pazzia meteorologica di marzo, come quello che abbiamo scelto oggi per voi. Ancora una volta, dunque, la nostra tradizione ci regala una piccola perla di saggezza, uno spunto per la riflessione fatto di parole semplici e immediate. La forza dei proverbi siciliani è proprio questa: sono facili da comprendere e si fanno capire da tutti. Scopriamo insieme, quindi, il proverbio del giorno.

Cominciamo da una traduzione: “Il freddo di marzo vuole fuoco, letto e vino“. Beh, si può dire che il significato sia davvero facile. Questo proverbio ci ricorda che per combattere il freddo di marzo ci vogliono il fuoco (con riferimento a camini e stufe), il letto (per riguardarsi) e il vino (che, da tradizione, scalda corpo e spirito). Nulla da invidiare, dunque, all’inverno più rigido, che richiede praticamente le stesse cose. Soprattutto gli ultimi giorni di marzo sono noti per essere tra i più freddi. Sono anche chiamati Giorni della vecchia (o Giorni imprestati): volete sapere perché? Ve lo diciamo subito.

Il 29, 30 e 31 marzo sono considerati i giorni più freddi della primavera. Questo periodo dell’anno prende il nome da un’antica leggenda popolare. Si narra che una volta marzo avesse solo 28 giorni. Una vecchietta pregustando ormai il tepore della primavera, disse: “Marzo, ormai farmi danno tu non puoi più, perché oggi già è aprile e il sole è già su!”. Fu così che marzo offeso, chiese tre giorni in più ad aprile e li utilizzò per fare arrivare di nuovo sulla terra il freddo invernale e far ammalare la vecchia. Dopo aver letto questa storia, non dimenticate: ‘U friddu marzulinu voli focu, lettu e vinu!

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