La ricetta dello sfincione (sfinciuni o spinciuni) è un classico della cucina siciliana. Si tratta di una prelibatezza dello street food palermitano, una sorta di pizza, che tuttavia si differenzia per diversi motivi, a cominciare dalla pasta. Oggi scopriremo insieme come prepararlo e qual è la sua storia.

Lo Sfincione nella foto di Giovanni Lao

Foto di Giovanni Lao

Perché si chiama sfincione?

Proprio come il termine sfincia (altra pietanza tipica siciliana) il nome deriva dal latino spongia, “spugna”. E basta guardare la pasta ben lievitata e morbida per capire che non ci sarebbe mai stato termine più appropriato per definirlo.

In realtà alcuni saggi pensano anche ad una origine araba del nome ﺍﺴﻔﻨﺞisfanǧ col quale si indica una frittella di pasta addolcita con il miele, ma per me (saputella e sfacciata!) si sbagliano.

Come viene preparato lo sfincione?

A breve vedremo una ricetta. Anzi due. Perchè voglio descrivere le differenze tra lo sfincione fatto a Palermo e lo sfincione di Bagheria, che le massaie preparano in abbondanza soprattutto durante il periodo natalizio.

Dicono che lo sfincione più autoctono sia prodotto artigianalmente nei pressi di Porta Sant’Agata, e commercializzato da ambulanti che spaziano per le vie della città a bordo di motoveicoli a tre ruote (conosciuti meglio come “lapini”) ed invitano ad assaporare il loro prodotto gridando a voce alta o attraverso un amplificatore dicendo in dialetto palermitano:” Scaisi r’uagghiu e chin’i pruvulazzu” che tradotto vuol dire “scarsi di olio e pieni di polvere” è ovvio che è un modo di dire che non si confà alla bontà dello sfincione palermitano, che racchiude in sé i sapori tipici del cibo da strada di Palermo.

Come nasce lo sfincione?

“U Sfinciuni” nasce dalla fantasia del nostro popolo di realizzare un pane che sia diverso dal solito così da poter celebrare il Natale in maniera unica.

Si pensa che lo abbiano inventato le suore del monastero di San Vito a Palermo, ma non ci sono delle fonti attendibili che possano confermare tale retaggio.

In tutti i casi so per certo che a Bagheria, paese nel quale son cresciuta, nei giorni che precedono il Natale i forni dei panettieri vengono invasi da famiglie che chiedono di informare il loro personalissimo sfincione. In quel periodo le strade si riempiono di odori e sapori che non potete immaginare.

Qual’è la differenza tra lo sfincione bagherese e quello di Palermo?

La differenza che salta subito all’occhio è l’assenza di salsa in quello bagherese.
Lo sfincione realizzato a Bagheria è dolce, morbido ed arricchito con ricotta e mollica. Almeno queste sono le caratteristiche che risaltano subito all’occhio. Al palato inoltre si sente il sapore vivo dell’olio di oliva e della cipolla dolce.

(Testo di Viola Dante)

Ricetta Sfincione Palermitano

Ingredienti

  • 500 g di farina 00
  • 500 g di pomodori pelati
  • 25 g di lievito di birra
  • 2 cipolle
  • 200 g di caciocavallo fresco
  • 100 g di filetti d’acciuga sott’olio
  • origano
  • pangrattato
  • zucchero
  • olio extravergine d’oliva
  • sale
  • pepe

Procedimento

  1. Impastate la farina setacciata con il lievito, sciolto in poca acqua tiepida, con un pizzico di zucchero.
  2. Lavorate energicamente l’impasto, incorporando altra acqua salata, fino a ottenere una pasta molto morbida.
  3. Trasferite il composto in una terrina infarinata e lasciate lievitare, coprendo con un canovaccio, per 2 ore.
  4. Nel frattempo fate appassire le cipolle, affettate finemente, in un tegame con olio e acqua.
  5. Unite i pomodori schiacciati con la forchetta, una presa di sale e una spolverata di pepe, quindi cuocete, su fiamma moderata, per una ventina di minuti.
  6. Manipolate per qualche minuto la pasta lievitata, con due cucchiai d’olio e stendetela a uno spessore di un paio di centimetri, in una teglia unta.
  7. Cospargete la superficie con le acciughe spezzettate.
  8. Coprite con i cubetti di formaggio e spargete sopra la salsa di pomodoro.
  9. Spolverizzate pangrattato e origano e fate riposare per 40 minuti.
  10. Infornate a 220° e cuocete per 35 minuti.
  11. Gustate caldo o a temperatura ambiente.

Buon appetito!

Foto di Ale Incathepooh