Un paese-museo da scoprire.

  • Villapriolo, in provincia di Enna, è una frazione molto particolare.
  • Si tratta, infatti, di un paese museo, con tanti piccoli musei dedicati alla civiltà contadina e mineraria.
  • Qui è possibile scoprire una grande pagina di storia della Sicilia.

Villapriolo si trova in provincia di Enna ed è l’unica frazione di Villarosa. Questo piccolo centro agricolo nel cuore della Sicilia vanta una storica tradizione in fatto di coltivazione. A renderlo unico è la denominazione di “Paese Museo”, per la presenza di piccoli musei a tema di civiltà contadina e mineraria. Le abitazioni sono state trasformate in case-museo, in cui conoscere e ammirare le origini e le tradizioni siciliane. Guardando a est si osserva un suggestivo panorama che abbraccia l’Etna e le Madonie. A Sud si scorge Enna, mentre sullo sfondo delle colline di fronte al paese si può notare il castelletto della miniera locale di salgemma.

Un po’ di storia

Il paese fu fondato nel 1515, ma venne distrutto da un terremoto nel 1693. Nel 1735, sulle rovine della preesistente fattoria, posta a circa 1 chilometro dal centro abitato, sorse il feudo di un’importante famiglia aristocratica siciliana, di origini medievali i Notarbartolo. La prima comunità era composta da un centinaio di case con un migliaio di abitanti. Dopo il terremoto che distrusse il piccolo centro, le nuove abitazioni furono costruite su due file, l’una di fronte all’altra, da Nord a Sud, con pietre calcaree. Attorno al nuovo sito, negli anni che precedettero la nascita di Villarosa, si stabilirono una cinquantina di famiglie, incoraggiate dal Duca Notarbartolo.

Al fine di popolare il paese, gli venne promesso di avere in dotazione una casetta e un appezzamento di terreno da coltivare. A coloro che lavoravano la terra si unirono i lavoratori delle miniere di zolfo. Intorno ai ruderi del vecchio “Marcato” rimasero gli ovili che, ancora oggi, portano il nome di “Marcato Vecchio” per distinguerlo dai nuovi ovili realizzati attorno la villetta che il Duca Notarbartolo fece erigere. Tutto il complesso venne chiamato “Marcato Nuovo” che, inizialmente, fu appellato “Villapriore” e in seguito, nella bocca del popolo si mutò in Villapriolo.

Cosa vedere a Villapriolo

Il luogo più importante è la Torre Civica, con l’orologio, che sorge al centro della piazza principale del paese. L’antica chiesa del Duca Notarbartolo fu ingrandita e prese il nome di Santissimo Sacramento; nel 1897 venne realizzato all’interno l’attuale coro e nel 1935 venne eretta al rango di parrocchia e intitolata a San Giuseppe. Molto interessante anche l’antico mulino, un pezzo di storia iniziato nel 1927.

Le case-museo

Come abbiamo anticipato, Villapriolo è un piccolo paese-museo. Alcune case sono state adattate a museo ll’interno sono state allestite ricostruzioni degli usi e costumi dell’epoca in cui erano ancora in funzione le miniere di zolfo. Si possono visitare la casa del contadino e dello zolfataio, la casa dell’emigrante, la bottega del ciabattino, la casa del grano che custodisce un’antica trebbia del 1937 e la tipica casa del contadino, una abitazione dell’Ottocent0, arrivando alla stalla e al palmento che si apre su un panorama che si affaccia sotto le pendici del paese e da cui si scorge un vecchio mulino ad acqua.

La casa del lavoratore giornaliero, “u iurnataru“, è allestita nella casa più antica del centro abitato, che risale al 1876. Il lavoratore giornaliero non possedeva terreno e non aveva un lavoro fisso; ogni mattina si recava in piazza in attesa di essere assunto a tempo determinato dai mezzadri. La casa dello zolfataio custodisce svariati e interessanti cimeli, tra cui una cassaforte in ferro utilizzata dal proprietario della miniera per custodire i soldi e un piccolo libretto contabile del 1937 che reca sulla copertina la dicitura “settimanale”. Vi si registravano i nomi dei minatori, i giorni e gli orari delle prestazioni lavorative, la contabilità per ciascuno di essi e il relativo punteggio di produttività. Si possono ammirare anche i tipici “firlizi” antiche sedie, che alcuni anziani realizzano tuttora. “Quando ce la passavamo male, queste erano le sedie” (cit. di un anziano del paese).

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