Francesco Cannarozzo, il papà del giallo siciliano.

Si dice che spesso l’allievo superi il maestro. Non si tratta soltanto di un luogo comune, perché la storia è piena di esempi che lo testimoniano. Se vi dicessimo il nome Francesco Cannarozzo o parlassimo di Franco Enna, non molti di voi saprebbero di chi si tratta (e che si tratta di una sola persona). Pronunciando, invece, quello di Andrea Camilleri, non avreste dubbi in proposito. Eppure questi due autori hanno qualcosa in comune, più di qualcosa. E oggi vi racconteremo di cosa si tratta.

Franco Enna e i gialli di Sicilia

Enna, originario di Castrogiovanni, è stato uno scrittore italiano, prolifico autore di gialli di successo e storie di fantascienza. Nelle sue opere ha usato vari pseudonimi, alcuni dei quali anglosassoni. Il grande pubblico lo conobbe nel 1955, quando fu il terzo italiano a essere pubblicato nella collana “Urania” di Mondadori. Viene considerano lo scrittore che ha “provincializzato” il giallo italiano: è stato, dunque, il precursore di quei gialli di provincia diventati così celebri ai giorni nostri. La Sicilia divenne scenario ideale per raccontare storie di intrighi e passionali. Il suo personaggio più famoso è il Commissario Sartori, un siciliano nostalgico che si lascia condurre facilmente in storie intricate e avvincenti. Fu lui, dunque, l’antesignano dei moderni Salvo Montalbano e Saverio Lamanna, nati dalle penne di Andrea Camilleri e Gaetano Savatteri. A proposito di Camilleri, a questo punto vorrete sapere come ha incrociato il destino di Cannarozzo: ve lo diciamo subito.

Proprio Camilleri ebbe modo di conoscere Franco Enna tra il 1946 e il 1948. In un’intervista su “Travel”, lo scrittore empedoclino gli rese il giusto tributo, riportando del periodo in cui aveva vissuto a Enna i suoi anni di formazione letteraria: «…Ed io, proprio in quelle due stanzette, credo di essermi formato come scrittore», ha detto Camilleri.

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