Lavorare per un’azienda del Centro o del Nord Italia, rimanendo al Sud: è la modalità di smart working che contrasta lo spopolamento dei borghi e promuove la coesione territoriale, contenendo l’emigrazione dal meridione. Il progetto.

Lo smart working contro l’emigrazione dal Meridione

Un modo per agevolare l’assunzione di lavoratori del Sud Italia anche presso le aziende del Nord e del Centro. È l’obiettivo del protocollo d’intesa siglato da Ranstad (operatore nei servizi HR) e South Working, associazione che studia e promuove il lavoro agile, in particolare dal Sud Italia, supportato da Fondazione con il Sud.

L’argomento è molto attuale e si collega ad alcune esperienze analoghe già avvenute in Sicilia. A tal proposito, ad esempio, è molto significativo quanto sta accadendo a Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento. Durante il primo lockdown, è diventato una meta per molti lavoratori da remoto e, anche oggi, punta sulle possibilità offerte da questa modalità.

Come candidarsi

Per l’iniziativa lanciata da Ranstad, inserendo il tag #southworking sul sito ufficiale, ci si può candidare per lavorare in un’azienda del Centro-Nord, senza lasciare il proprio luogo d’origine, operando dunque da remoto dal dal Sud o o da piccoli centri.

La collaborazione tra Randstad e South Working prevede, inoltre, la partecipazione al Bando Borghi del Ministero della Cultura per promuovere progetti per la rigenerazione, valorizzazione e gestione del patrimonio culturale dei piccoli centri italiani, favorendone il rilancio sociale ed economico.

«A causa delle restrizioni imposte dalla pandemia e della spinta allo smart working, molti italiani hanno lavorato da remoto nei luoghi d’origine, spesso piccoli centri, riscoprendo un ambiente a loro caro, tra territori e persone che avevano lasciato per intraprendere una carriera professionale lontano da casa», commenta Marco Ceresa, Group CEO Randstad.

«Grazie alla partnership con South Working, chiunque svolga una professione compatibile con il lavoro da remoto potrà dare disponibilità per candidarsi a opportunità in tutta Italia operando in smart working dal proprio paese, potendo avere accesso anche a una rete di spazi di coworking», aggiunge.

Il protocollo è parte del Progetto Coesione, iniziativa di Randstad legata alle attività del PNRR, che vuole creare nuove modalità di lavoro per promuovere la coesione territoriale e contenere l’emigrazione da Sud a Nord, che sta causando lo spopolamento dei piccoli borghi del cemtrp e del Sud dell’Italia e delle aree più remote del nostro Paese.

Oltre alla modalità South Working, dedicata a tutte le professioni in grado di lavorare da remoto, il progetto prevede la creazione di strutture dedicate a personale amministrativo e/o informatico: i “rural office”, piccoli uffici in aree interne del Mezzogiorno con elevati tassi di disoccupazione giovanile, i “south hub” o “presidi di comunità”, uffici con più di 15 lavoratori in piccole e medie città del meridione con buoni collegamenti a stazioni e aeroporti.

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