Pane Siciliano. Bastano queste due parole per sentire immediatamente il profumo del buon pane sfornato, quello che ha il sapore di una volta. Nella storia della Sicilia il pane è sempre stato fondamentale. Il pane, infatti, sfamava le famiglie povere, che non potevano permettersi di comprare cibi più elaborati o costosi. Veniva spesso accompagnato a minestre a base di legumi, preparate con lenticchie, fagioli o ceci. Fin dall’antichità, è stato consumato insieme a pomodori, cipolle o olive. Un tempo era chiamato anche cibo degli operai, dei contadini e dei pescatori: questi ultimi sfilettavano un pesce appena pescato, aggiungendone i filetti al pane. Tra il pane e la Sicilia esiste un rapporto stretto, fatto di tradizione e maestria. Saper fare bene il pane siciliano è un’arte e sull’isola non mancano i custodi di questa sapienza. Dai paesini alle grandi città, è facile trovare tanti maestri del pane.

In tutte le province, soprattutto nelle zone montane, è diffusa l’usanza di fare il pane casereccio, chiamato “U pani di casa“, cioè il pane di casa. Il pane di casa, anticamente, era un rituale da condividere insieme. Non tutti aveva un grande forno, quindi a volte si faceva affidamento sui propri vicini. Il giorno della preparazione del pane era un giorno molto importante. La ricetta classica richiede la cottura in forni di pietra, alimentati con il legno, che donano un aroma caratteristico. U pani di casa si impasta con farina di semola di grano duro.

Parlando di pane siciliano, non possiamo non parlare del celebre “pani cunzato”, cioè il pane che viene condito, quando è caldo, con olio, sale, acciughe e origano. La ricetta più celebre è quella di Scopello (Castellammare del Golfo), ma ne esistono diverse varianti, tutte eccellenti. Passando invece alle varietà di pane più famose, troviamo sicuramente il Pane Nero di Castelvetrano, il Pane di Lentini e il Pane di Monreale.

Foto di Roberto Falsone

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