Il Castello di Venere è una delle attrazioni di Erice, splendido borgo del Trapanese. Si trova su una rupe isolata, nell’angolo sud-orientale della vetta del Monte Erice, e sorge sulle rovine di un tempio elimo-fenicio-romano.

Nell’antichissimo santuario, il culto della Venere Erycina assunse nomi diversi, a seconda delle diverse epoche. Vi è stato – ad esempio – il culto fenicio della dea Astarte, adorata dagli Elimi. Il tempio era circondato da fortificazioni, in modo da creare una cittadella, ben distinta dalla città sottostante.

Nell’alto Medioevo i resti del santuario andarono perduti e nell’area venne edificata una piccola chiesa, dedicata a Santa Maria della Neve, in concomitanza della costruzione del castello da parte dei Normanni, tra XI e XII secolo.

Per la fortezza si scelse il nome di Castello di Venere. Questa fu “piazza reale” per i viceré aragonesi fino al XVI secolo. Con i Borbone divenne carcere. Nei primi decenni del XIX secolo passò al comune, che alla fine del secolo lo diede in concessione al conte Agostino Pepoli in cambio di un restauro.

La struttura

Il castello era collegato al resto della vetta da un ponte levatoio, poi sostituito dall’attuale gradinata. La facciata è volta ad occidente ed è sovrastata da merli ghibellini. Il muro del complesso segue il contorno della rupe, tra rientranze e sporgenze.

Si può osservare l’imboccatura di una galleria segreta, che era sotterranea rispetto agli edifici scomparsi e conduceva fuori dal castello. Nella parete rocciosa, molto ripida, si innalza un muro, attribuito a Dedalo, composto di dodici filari orizzontali di pietre squadrate e sovrapposte ad opus rectum.

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