Mistretta sorge nel cuore del parco dei Nebrodi. Questa cittadina della provincia di Messina vanta un passato glorioso e fu definita “città imperiale” da Federico II. Viene chiamata la “Sella dei Nebrodi” per la sua particolare conformazione e offre un affascinante panorama, fatto di terra e di mare. Dalle parti più alti del paese, infatti, si riescono i vedere i monti e, scendendo con lo sguardo, si può arrivare alle isole Eolie. D’inverno, poi, la neve rende tutto ancora più bello.

Storia

Gli studiosi non sono ancora concordi sulle origini di Mistretta. Si pensa che il toponimo possa derivare dal fenicio Am’Ashtart o Met’Ashtart (città o popolo di Astarte), facendo dunque pensare a un’origine fenicia del luogo, che le fonti archeologiche, almeno in questo momento, non attestano. Certo è che l’area era già abitata nell’età protostorica. Nel III secolo a.C., la città antica sorgente dove ora è Mistretta, facente parte del gruppo di civitates decumanae col nome di Amestratos, batteva moneta. Silio Italico nel suo poema storico in versi “Punica” ci presenta Mistretta come un centro che forniva ai romani oltre al grano anche soldati ben addestrati. Tracce storiche inerenti alla città di Mistretta si trovano nelle “Verrine” di Cicerone.

Dopo la caduta dell’impero, Mistretta divenne preda dei Vandali, invasa poi dai Goti e infine ritorna ai domini imperiali con Bizantini che conquistarono l’intera Sicilia nel 535 d.C. In questo periodo, Mistretta dovette sostenere una forte fiscalizzazione e il suo territorio fu in seguito sottoposto a ruberie e saccheggi da parte islamica. Gli Arabi dominarono il paese tra l’827 e il 1070. Alla dominazione araba seguì quella normanna durante la quale il castello fu ulteriormente ampliato. La città fu insignita da Federico II di Svevia del titolo di “Città imperiale”.

Finita la dominazione sveva, vi fu l’occupazione angioina. Nel 1713 (Trattato di Utrecht), la Spagna cedette i suoi possedimenti in Italia all’Austria, ma il principe Vittorio Amedeo di Savoia cui spettava la Sicilia la barattò in cambio della Sardegna e l’isola passò a Carlo VII di Baviera e più tardi a Carlo III di Borbone; per i mistrettesi e tutti i siciliani iniziava la dominazione borbonica. Sotto i Borbone, assunse un ruolo ancora più centrale in quanto elevata nel 1812 a capoluogo dell’omonimo distretto. La cittadina ha seguito il destino di gran parte dei centri di montagna siciliani nel Novecento, ha subito i colpi inferti dalla disoccupazione fino allo spopolamento per emigrazione.

Cosa vedere a Mistretta

Tantissime le architetture religiose: la Chiesa Madre, consacrata Santuario della Madonna dei Miracoli, è la Chiesa di Santa Lucia. I resti del castello sorgono sul punto più alto della città: fu edificato dai bizantini e ristrutturato dagli arabi e dai normanni. Subì diversi crolli, fino allo stato attuale. Nel Settecento le mura della città avevano perso la loro funzione difensiva e anche le maestose porte della città costruite con la dura pietra locale non venivano più sorvegliate.

Le prime notizie certe sull’esistenza di porte a Mistretta risalgono al 1475 perché vengono menzionate in alcuni documenti dell’epoca, ma da altri documenti successivi sappiamo che avevano perso la loro funzione principale, tanto che nel 1771 venne concessa al Barone Giaconia l’autorizzazione a costruire sulle mura. Il Barone costruì sulla porta da cui partiva la strada che conduceva a Palermo rafforzandone i contrafforti, trasformando così la maestosa porta in una struttura portante dei suoi palazzi.

Tanti i palazzi, con stili diversi, costruiti in differenti epoche. Presenti anche diverse fontane, come Fontana San Vincenzo e Fontana Palo. Nel 1873, il terreno antistante al monastero dei Padri Cappuccini trasformato in carcere, divenne di proprietà del comune che ne delimitò il perimetro con mura di cinta in pietra ed inferriate in ferro battuto. La Villa Fu dedicata a Garibaldi collocato un busto marmoreo raffigurante la sua immagine, scolpito dall’artista mistrettese Noè Marullo.

Anche dal punto di vista naturalistico, Mistretta offre veramente molto: vi segnaliamo il laghetto Urio Quattrocchi e le Cascate di Ciddia.

Foto di Francesco Saverio Modica