Pupi di Zucchero, Pupa ri zuccaro, Pupaccena. Sono uno dei simbolo della Festa dei Morti in Sicilia e vantano una storia antica e molto interessante. La celebrazione dei defunti è un momento molto sentito e profondo per il popolo siciliano: i morti portano doni ai bimbi, tra i quali tantissimi dolci, mantenendo così un legame tra ciò che c’è stato e ciò che ancora c’è.

Pupi di Zucchero, tra storia e leggenda

I Pupi di Zucchero sono dolci antropomorfi, fatti di zucchero indurito e dipinto. Le fattezze rievocano figure tradizionali come Paladini di Francia, ballerini e personaggi tipici dell’opera dei Pupi. Tanti famosi antropologi siciliani ne hanno studiato il significato, che si può collegare al banchetto funebre del cunsolo.

Secondo alcuni c’è un collegamento con le Compitalia romane, dedicate ai Lari: in quelle occasioni, si offrivano a Mania (madre o nonna degli spiriti), alcune pupe di lana, facendo sì che gli spiriti dei morti prendessero quelle effigi (che venivano appese sulla porta) al posto degli abitanti della casa.

Secondo una leggenda, un nobile arabo ridotto al lastrico un giorno volle invitare alcuni ospiti. Non avendo la possibilità di comprare cibi particolari, creò questa nuova ricetta, che fu apprezzata con entusiasmo. Da qui l’usanza di chiamare i Pupi di Zucchero “Pupaccena”, cioè pupi a cena. Un’altra storia narra che, per la visita di Enrico III, figlio di Caterina de’ Medici, a Venezia nel 1574, i maestri dolciari si inventarono delle sculture di zucchero. Questa notizia giunse fino a Palermo, dove le maestranze locali crearono le statuette di zucchero colorate, a forma di cavalieri.

Al di là delle leggende, quel che è certo è che la storia dei Pupi di Zucchero ha origine all’epoca dei culti pagani. Un tempo si facevano anche dei banchetti nel cimitero stesso, in modo da essere più vicini ai defunti. Il 2 novembre è importante perché serve a mantenere un legame con coloro che non sono più in vita: si insegna così, ai bimbi, che non bisogna averne paura, ma bisogna continuare a conservarne il ricordo, in memoria dell’affetto che si è provato per loro.