I Borghi marinari Siciliani.

  • Alla scoperta di Aci Trezza, in provincia di Catania.
  • Si tratta di un luogo dal fascino unico, quasi sospeso tra cielo e mare.
  • Un luogo amato dalla letteratura, legato al mito.

Alcuni borghi siciliani sembrano uscire da un libro di miti e leggende. Sono diventati celebri grazie alla letteratura e alle pagine che li hanno resi protagonisti di suggestioni eterne. Tra questi vi è indubbiamente il borgo marinaro di Aci Trezza, in provincia di Catania. Si tratta di una frazione di Aci Castello. Pensate che proprio qui Omero trovò l’ispirazione per la lotta tra Ulisse e Polifemo, ma non solo. Anche Virgilio lo scelse per le sue opere e lo ritroviamo nel romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga. La celebre “casa del Nespolo” è ancora oggi uno dei luoghi simbolo di queste terre. Sempre qui venne girato il film “La terra trema” di Luchino Visconti. Insomma, un borgo tanto piccolo quanto ricco di fascino. Con queste premesse, partiamo alla scoperta.

Aci Trezza storia e curiosità

Aci Trezza sorse nel 1600 per volontà di Stefano Riggio, che voleva un approdo marittimo per il suo feudo. Per moltissimi decenni ha vissuto grazie alla pesca, fin quando non si è trasformato in un polo turistico molto amato per le vacanze in Sicilia. L’origine del nome Trezza è incerto: la prima e più accettata ipotesi lo fa derivare dai “tre pizzi” dei Faraglioni. Secondo l’arciprete De Maria, invece, deriverebbe dalle fabbriche di laterizi che avrebbero dato il nome alla contrada: Acis Lateritie. Un’altra teoria vuole che il nome derivi da uno scoglio che si trova “a venti passi dalla ripa” chiamato Trizza e per metonimia lo abbia passato all’intera zona, ove successivamente sorse il paese. Esploriamo un po’ il borgo.

Immortalato da Giovanni Verga nelle pagine de I Malavoglia, Aci Trezza mostra il meglio di sé nei paesaggi dominati dai faraglioni, che dal mare custodiscono la costa.  Quei Faraglioni sono, per eccellenza, i simboli del borgo. Le tre colonne solitarie e i cinque scogli sono stati plasmati dall’acqua e dal vento, nel corso dei millenni. Con la loro inconfondibile forma hanno alimentato il mito che li vuole generati da alcuni massi scagliati da Polifemo contro Ulisse, che fuggiva dall’isola dei Ciclopi. Il più grande è chiamato Isola Lachea e offre una preziosa fauna, tutelata da una riserva marina protetta. I visitatori si trovano di fronte a un suggestivo arcipelago di roccia basaltica, che emerge dalle acque ricche di vita e storia. E le bellezze di Acitrezza non finiscono qui.

Allo spettacolo della natura si aggiungono arte e architettura. Magnifici gli scorci offerti dall’incontro con il mare. La Chiesa di San Giovanni, ad esempio, si erge vicino al mare, dove un tempo sorgeva una chiesa distrutta dal sisma del 1963. Anche la Madonna del Faraglione, scolpita nel marmo da Sarino Piazza, offre un notevole colpo d’occhio. Sul lungomare si trova invece uno scenografico complesso di sculture laviche, che rappresentano Trezza, Mistura, Pensiero e i Faraglioni. Foto di Maurizio Grasso.

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