Il borgo di Mussomeli (CL) sorge nel cuore della Sicilia, in una zona collinare interna, a est del fiume Platani. Sull’origine del toponimo non si è ancora trovata una teoria che metta d’accordo geografi e storici, ma quel che è certo è che questo territorio è stato abitato fin dall’antichità da popolazioni indigene.

La storia

I primi abitanti di Mussomeli furono pacifici agricoltori, che si preoccupavano esclusivamente della coltivazione della terra. Il villaggio, non avendo una particolare importanza strategica, visse a lungo distante dalle guerre. Il primo documento ufficiale che riporta il nome di Mussomeli è un Diploma del Re Martino, datato 4 aprile 1392. Questo assegnava il feudo a Raimondo Guglielmo Moncada, come ricompensa dei servigi resi al Sovrano.

Foto di Giovanni Mancuso

Da questa località passarono bizantini, musulmani, normanni e svevi. Nel periodo feudale venne incorporata nella signoria di Castronovo, mentre tra il 1364 e il 1367 Manfredi III di Chiaramonte ottenne dal re Federico la signoria di Castronovo e la terra e il piccolo paese di Mussomeli. Fu Manfredi III a iniziare la costruzione del castello, ampliando il borgo vicino: la terra venne allora chiamata Manfreda.

Alla morte di Manfredi il patrimonio della famiglia Chiaramonte pervenne ad Andrea, erroneamente creduto suo figlio. Questi continuò a esercitare l’influenza politica dei suoi predecessori e prese parte alla congiura dei baroni contro il Re Martino e la Regina Maria, riunendo nel suo castello i baroni ribelli. All’arrivo in Sicilia del Re e della Regina, la maggior parte dei nobili siciliani, compresi quelli che avevano preso parte alla congiura andarono incontro al Sovrano a rendere gli omaggi dovuti. Andrea Chiaramonte fu il solo a non piegarsi, determinato a resistere fino in fondo. Il Re, con privilegio del 4 aprile 1392, confiscò tutte le sue terre e le assegnò a Guglielmo Raimondo Moncada.

Tradito e abbandonato dai più fedeli, Andrea venne imprigionato e condannato a morte.

Guglielmo Raimondo Moncada divenne molto influente, ma aveva assegnato l’amministrazione a un castellano fidato, senza mai recarsi a Mussomeli. Partecipò comunque a una congiura contro il Re e morì nello stesso anno, dopo essere stato dichiarato traditore. I beni, che gli erano stati confiscati, vennero dichiarati demaniali nel 1398. Mussomeli venne destinata a vassallaggio. Si susseguirono al potere diverse famiglie.

Foto di Giovanni Mancuso

Dopo il 1812 anche Mussomeli visse le vicende comuni della storia siciliana e partecipò all’epoca risorgimentale, prendendo parte ai moti del 1820 e 1848.

Cosa vedere a Mussomeli

Attrazione principale è sicuramente il Castello Chiaramontano, che sorge alla periferia, su uno sperone di roccia alto 80 metri. Non mancano pregevoli edifici religiosi, a cominciare dalla Chiesa Madre, la Chiesa di Santa Margherita, la Chiesa dei Monti (dalla curiosa facciata color rosa), la Chiesa di San Antonio, la Chiesa di San Giovanni, la chiesetta della Madonna delle Vanelle e la Chiesa di San Domenico. Quest’ultima è ritenuta la più importante della città e custodisce la Madonna dei Miracoli, patrona di Mussomeli.

Poco distante dal centro abitato sorge la necropoli rupestre di Cangioli, ricca di grotte e loculi scavati nella pietra. La necropoli di Polizzello ha fornito diversi reperti in ceramica ed è un importante polo di cultura Sicana-Egea, con struttura sociale di tipo urbano.

Cosa mangiare a Mussomeli

Molto famosa è la Focaccia di Mussomeli, una ricca focaccia, che anticamente le donne preparavano per gli uomini che lavoravano per giorni distanti da casa. Nonostante fosse considerata un cibo dei poveri, in realtà non aveva molto di povero, perché veniva realizzata con tantissimi ingredienti.

Le specialità gastronomiche del bordo sono legate alle origini agresti: latte, formaggi, cereali, verdure, legumi, mandorle e carne sono gli ingredienti di base delle ricette. Tra i dolci, vanno sicuramente citati i mbriaculi di San Caloriu, i guastessi da ‘Mmaculata e da Pruvudenzia, ‘a cuccia di Santa Lucia, i cassatini e i virciddati di Natali, i cuddureddi di San Vilasi, i sfingi di San Giuseppi e u pupu cu l’ovu di Pasqua.

Foto di Giovanni Mancuso