Cosa si mangia a Palermo in occasione del Festino di Santa Rosalia? Nel mese di luglio ricade uno degli appuntamenti più sentiti ed emozionanti per tutta la città: si celebra Santa Rosalia, patrona di Palermo. Nella notte tra il 14 e il 15 luglio si svolge il celebre Festino: viene allestito un carro trionfale, si organizzano spettacoli suggestivi e ha luogo la processione che termina al Foro Italico e si conclude con i fuochi d’artificio. Uno degli aspetti più importanti della festa è indubbiamente quello gastronomico.

Partecipare al Festino di Santa Rosalia è un vero e proprio rituale, che segue le sue regole. Un momento di gioia condivisa, di partecipazione e coloratissima confusione. Le strade del centro storico, soprattutto l’asse di corso Vittorio Emanuele, diventano un lungo tappeto di gente di tutte le età. Ci sono gli adulti, ma ci sono anche i bambini, tutti con il naso all’insù per non perdere neanche un secondo di questa tradizione.

E, come da tradizione, non possono mancare alcuni piatti che vanno mangiati rigorosamente lungo il percorso della grande parata o al Foro Italico, in una delle tantissime postazioni allestite con tavolini e sedie.

Cosa si mangia a Palermo per il Festino di Santa Rosalia

Iniziamo dai Babbaluci, le lumache, che vengono preparate ad arte nella zona di piazza Kalsa. Preparate con tanto aglio e prezzemolo, si consumano rumorosamente (e come altrimenti?): probabilmente non incontrano il gusto di tutti, ma piacciono davvero a tanti! Un altro cibo tipico del Festino di Santa Rosalia è u purpu vugghiutu, cioè il polpo bollito. A Palermo, così come in altre parti della Sicilia, il polpo bollito è un cibo di strada, da consumare tagliato a tocchetti per uno spuntino o un pasto veloce.

Il polpo

Ancora, non può mancare u sfinciuni, cioè lo sfincione. Il re del cibo di strada palermitano viene preparato secondo la tradizione, alto e spugnoso. Tra una portata e l’altra si può addentare una bella pollanca, cioè la pannocchia bollita in grandi pentoloni, un perfetto cibo da passeggio. Per ingannare il tempo o nelle pause, invece, si mangia u scacciu, cioè un misto di semi di zucca salati, arachidi col guscio e ceci tostati. Venduto da grandi e colorate bancarelle, è un cibo della tradizione. Il tutto va annaffiato da una birra “atturrunata”, cioè gelata.

Per concludere in dolcezza, c’è tanto muluni agghiacciato, cioè l’anguria bella fredda, e, perché no, magari un bel gelato ai gusti di scorzonera e cannella.